Umanità plurale: la Biblioteca Vivente per guardare oltre il pregiudizio
Dal Liceo Galilei di Voghera agli Horti Borromaici di Pavia, il Festival dei Diritti ha ospitato un’esperienza di ascolto e giustizia riparativa promossa dal Laboratorio Nexus, in collaborazione con Babele ODV e Laboratorio Nexus .
Ci sono storie che chiedono di essere ascoltate prima di essere giudicate. Storie segnate da errori, fragilità, percorsi di caduta e di risalita, ma anche da responsabilità, cambiamento e desiderio di ricostruzione.
È questo il cuore di “Umanità plurale”, l’esperienza di Biblioteca Vivente sui temi della giustizia riparativa realizzata nell’ambito del Festival dei Diritti, promossa dal Laboratorio Nexus dell’UEPE di Pavia, Ufficio di Esecuzione Penale Esterna, in collaborazione con Babele ODV e con sostenuto in parte dall’Opera Valdese grazie al progetto territoriale Ricucire Legami
L’iniziativa ha coinvolto prima alcune classi del Liceo “Galileo Galilei” di Voghera, il 26 marzo, e poi la cittadinanza di Pavia e provincia, domenica 29 marzo, presso gli Horti Borromaici. In entrambi i contesti, i libri non erano pagine da sfogliare, ma persone in carne e ossa: uomini e donne che hanno scelto di raccontare il proprio vissuto, mettendosi a disposizione di lettori e lettrici per un dialogo autentico, diretto, senza filtri.
La Biblioteca Vivente funziona infatti come una biblioteca tradizionale, con un catalogo di titoli e la possibilità di scegliere quale “libro” incontrare. La differenza è che ogni libro è una persona che decide di condividere una parte della propria storia, spesso legata a esperienze di stigma, discriminazione, marginalità o pregiudizio.
Nel caso di questa iniziativa, le testimonianze hanno dato voce a persone che stanno scontando o hanno scontato una pena, in carcere o in misura alternativa, e che hanno intrapreso un percorso di consapevolezza rispetto ai propri errori. L’obiettivo non è giustificare, ma comprendere. Non cancellare la responsabilità, ma restituire complessità alle biografie. Non ridurre una persona alla parola “carcerato”, ma riconoscere che dietro ogni vicenda ci sono condizioni di vita, scelte, ferite, possibilità di cambiamento.
Gli studenti e le studentesse del Liceo Galilei hanno accolto l’esperienza con grande attenzione. Hanno ascoltato le storie, posto domande, partecipato attivamente al confronto successivo e chiesto che attività simili possano essere riproposte in futuro. Anche i questionari raccolti al termine dell’incontro confermano l’impatto positivo del percorso: il grado medio di coinvolgimento è stato pari a 4,2 su 5, mentre il voto complessivo attribuito all’esperienza è stato di 8,6 su 10. Quasi tutti gli studenti, 32 su 33, hanno dichiarato che consiglierebbero l’attività ad altri.
Dalle risposte aperte emerge con forza il valore formativo dell’incontro. I ragazzi e le ragazze hanno parlato di empatia, responsabilità, conseguenze delle proprie azioni, possibilità di cambiamento. Alcune frasi restituiscono bene la profondità dell’esperienza: Mi ha fatto vedere le cose da punti di vista che non avevo mai considerato; Mi ha fatto riflettere su quanto le scelte possano cambiare la vita; Che si può uscire anche dalle situazioni più complicate.
Il confronto con la comunità è stato significativo anche per chi ha scelto di raccontarsi. Uno dei partecipanti ha definito l’esperienza “molto ricca e interessante”, sottolineando come l’interazione con la comunità rappresenti “un’ulteriore iniezione di fiducia” nel proseguire un percorso di consapevolezza e responsabilità.
La forza della Biblioteca Vivente sta proprio qui: nel creare uno spazio protetto in cui l’incontro diventa occasione di trasformazione reciproca. Chi ascolta è chiamato a sospendere il giudizio e a interrogarsi sui propri stereotipi. Chi racconta può riconoscere valore alla propria storia, anche quando attraversata dal dolore o dall’errore.
In un tempo in cui le etichette rischiano di semplificare le persone e le loro vite, “Umanità plurale” ricorda che la giustizia riparativa passa anche dalla possibilità di parola, ascolto e riconoscimento. Perché incontrare una storia non significa assolvere, ma aprire uno spazio di responsabilità condivisa, in cui la comunità può tornare a interrogarsi su cosa significhino davvero cambiamento, riscatto e inclusione.
Parte del progetto è stata finanziata con il sostegno dell’8 per mille della Chiesa Valdese, nell’ambito del progetto Ricucire legami, volto a sostenere progetti di giustizia di comunità nelle quattro province in cui CSV Lombardia Sud è attivo.

