Riconoscimento delle competenze con il volontariato, “un passo atteso da tempo”
È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 ottobre il decreto interministeriale che riconosce le competenze acquisite attraverso le esperienze di volontariato. Un provvedimento atteso da tempo, che dà finalmente attuazione all’articolo 19 del Codice del terzo settore e inserisce l’attività volontaria nel sistema nazionale di certificazione delle competenze come esperienza di apprendimento permanente.
Il decreto, firmato dai ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e per la Pubblica amministrazione, definisce i criteri per valorizzare in ambito scolastico e lavorativo le competenze maturate nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato. Un riconoscimento che dà valore alla dimensione educativa e formativa dell’impegno civico, spesso trascurata o difficile da documentare.
“La pubblicazione del decreto che riconosce le competenze acquisite attraverso il volontariato segna un passaggio storico per il nostro Paese — commenta Chiara Tommasini, presidente di CSVnet con un editoriale sulla testata online di Vita non profit —.Si tratta infatti del primo riconoscimento formale del valore delle competenze che le persone acquisiscono donando tempo ed energie alle proprie comunità. È un provvedimento atteso da anni, che apre finalmente una nuova opportunità per rendere visibile e spendibile ciò che il volontariato costruisce ogni giorno: capacità, conoscenze, relazioni, responsabilità”.
Per il sistema dei Centri di servizio per il volontariato il decreto rappresenta anche un punto di arrivo di un percorso lungo oltre venticinque anni, durante i quali i Csv hanno sviluppato strumenti e modelli per il riconoscimento delle competenze dei volontari. Tra le esperienze più significative figurano i progetti europei Lever Up ed eQval, che hanno contribuito a costruire standard condivisi per la validazione delle competenze acquisite nel volontariato, e i percorsi avviati in collaborazione con il servizio civile e con le reti per l’educazione degli adulti.
“Abbiamo imparato — prosegue Tommasini — che fare volontariato significa crescere come persone e come cittadini: si sviluppano competenze trasversali fondamentali — dalla leadership alla gestione dei conflitti, dal lavoro di squadra alla capacità di comunicare e organizzare — che oggi trovano finalmente un riconoscimento anche istituzionale. Ma il valore più grande di questo passo avanti non riguarda solo i singoli volontari: vuol dire dare spazio a un modo diverso di imparare, che nasce dalle relazioni, dal fare insieme, dal mettersi in gioco per migliorare la realtà che ci circonda. È un modo per dire che anche attraverso l’impegno gratuito si cresce, si sperimenta, si costruiscono legami e strumenti utili per la vita, per il lavoro e per il futuro dei territori”.
Il decreto prevede che le esperienze di volontariato con una durata minima di 60 ore nell’arco di un anno possano essere documentate, valutate e certificate attraverso processi condivisi con enti del Terzo settore, scuole, università e amministrazioni pubbliche. Le attestazioni potranno poi essere utilizzate nei percorsi formativi e nei concorsi pubblici, rafforzando così la connessione tra cittadinanza attiva, apprendimento e occupabilità.
“Ora la sfida — conclude Tommasini — sarà di accompagnare l’attuazione del decreto, affinché il riconoscimento delle competenze diventi una pratica diffusa e accessibile a tutte le organizzazioni di terzo settore, capace di valorizzare davvero le persone che scelgono di mettersi a disposizione per gli altri”.
