Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
  •  Lombardia
  • Bergamo
  • Brescia
  • Como
  • Cremona
  • Lecco
  • Lodi
  • Mantova
  • Milano
  • Monza e Brianza
  • Pavia
  • Sondrio
  • Varese
CSV LombardiaCSV Lombardia
  • Chi siamo
    • Mission
    • Organi sociali
    • Staff
    • Rendicontazione
    • Contatti
    • Il nostro network
  • Per le organizzazioni
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Bandi
    • Documentazione
    • Corsi
  • Per i cittadini
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Volontariato cercasi
    • Servizio civile e Servizio volontario europeo
    • Scuola volontariato
  • Per il territorio
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Giustizia riparativa
  • Per approfondire
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Eventi
    • Dati e ricerche
    • Biblioteca
  • Chi siamo
    • Mission
    • Organi sociali
    • Staff
    • Rendicontazione
    • Contatti
    • Il nostro network
  • Per le organizzazioni
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Bandi
    • Documentazione
    • Corsi
  • Per i cittadini
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Volontariato cercasi
    • Servizio civile e Servizio volontario europeo
    • Scuola volontariato
  • Per il territorio
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Giustizia riparativa
  • Per approfondire
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Eventi
    • Dati e ricerche
    • Biblioteca
  •  Lombardia
  • Bergamo
  • Brescia
  • Como
  • Cremona
  • Lecco
  • Lodi
  • Mantova
  • Milano
  • Monza e Brianza
  • Pavia
  • Sondrio
  • Varese

Monitoraggio del progetto LINK-ed-IN – Tessere legami per favorire inclusione

CSV Insubria CO2026-05-20T10:49:57+02:00
Pubblicato il
18/03/2026
Di CSV Insubria CO
Facebook cinguettio E-mail WhatsApp
Print Friendly, PDF & Email

Gli obiettivi generali del progetto Link-ed-In consistono nella promozione dell’inclusione socio-lavorativa delle persone sottoposte a provvedimento dell’autorità giudiziaria o a fine pena, anche al fine di favorire il loro accesso a misure alternative, nel rafforzamento della tenuta e del buon esito dei percorsi avviati per prevenire la recidiva attraverso il potenziamento delle capacità e delle competenze delle persone e nello sviluppo di competenze delle famiglie e della comunità in termini di coesione sociale.

Output e risultati

Il progetto mostra complessivamente un buon livello di raggiungimento dei risultati previsti, seppure con alcune differenze nella loro intensità.

Gli output previsti sono stati nella maggior parte dei casi raggiunti o superati: sono state coinvolte 273 persone (+38% rispetto al target iniziale) e sono stati attivati 237 progetti personalizzati, con un’intensa attività di accompagnamento individuale e di relazione con la rete territoriale. Anche la partecipazione femminile risulta più elevata delle attese, con 53 donne coinvolte (19% del totale) a fronte di una quota prevista pari al 15%.

La progettazione individualizzata, l’accompagnamento educativo, le consulenze legali, i percorsi formativi e lavorativi, le attività laboratoriali, l’orto sociale e le attività di rete costituiscono l’ossatura dell’intervento. Accanto a queste azioni, il progetto ha attivato numerosi contatti con la rete degli utenti (centinaia di colloqui) e coinvolto diversi attori territoriali, configurandosi come un dispositivo di collegamento tra sistema penale e sistema dei servizi socio-lavorativi territoriali.

Tra i fattori che hanno favorito il raggiungimento dei risultati emerge innanzitutto l’approccio relazionale adottato dal progetto, caratterizzato da una presa in carico personalizzata, continuativa e non giudicante. La presenza di figure educative riconoscibili ha facilitato l’ingaggio di persone che spesso presentano diffidenza verso i servizi e percorsi istituzionali, contribuendo a costruire un rapporto di fiducia e a sostenere la permanenza nei percorsi anche nei momenti critici.

I fattori di ostacolo sono in larga parte esterni alla capacità di intervento del progetto. Vulnerabilità multiple, bassa scolarizzazione, disoccupazione di lungo periodo, dipendenze, precarietà abitativa e talvolta irregolarità amministrativa, hanno reso i percorsi necessariamente graduali e non sempre lineari. Ulteriori difficoltà sono derivate dall’organizzazione interna della Casa Circondariale, dal contesto istituzionale (in particolare i tempi di attuazione della riforma Cartabia) e dalla limitata strutturazione della rete territoriale di supporto alla genitorialità.

La quasi totalità degli stakeholder coinvolti ritiene che, in assenza del progetto Link-ed-In i destinatari non avrebbe avuto accesso alle opportunità e ai benefici osservati. Secondo gli intervistati, tale contributo è riconducibile alla capacità del progetto di attuare dei percorsi di accompagnamento individualizzato e continuativo, che i servizi deputati non riescono sempre a realizzare a causa del sovraccarico operativo, di intercettare e mobilitare risorse territoriali ulteriori rispetto a quelle ordinariamente attivate dai servizi e di preparare il caso e legittimare l’invio ad un determinato servizio pubblico o del terzo settore così come alla sua capacità di attivare più rapidamente le risorse territoriali di cui gli utenti possono beneficiare.

Utenti coinvolti

Il progetto ha coinvolto 273 persone di cui:

  • Il 79% è maschio mentre il 19% è donna e il 2% transgender/transessuale.
  • Il 52% è straniero, mentre il 48% è cittadino italiano. La percentuale di cittadini stranieri è particolarmente alta tra le persone in esecuzione penale interna (63% delle persone in esecuzione penale interna), mentre al contrario le persone in misure esterne sono perlopiù cittadini italiani (72% delle persone in esecuzione esterna). Il progetto coinvolge cittadini stranieri provenienti da 33 paesi. I principali paesi di provenienza dei cittadini stranieri coinvolti nel progetto sono: Marocco (il 25% degli utenti stranieri); Tunisia (l’11%), l’Egitto (9%) e la Romania (9%).

Il 55% degli utenti stranieri coinvolti nel progetto non ha un permesso di soggiorno, ciò che rende particolarmente complesso il loro percorso di inclusione socio-lavorativo.

La maggior parte (76%) delle persone coinvolte nel progetto è adulta (oltre 36 anni).  Il 54% degli utenti ha dei figli, mentre il 46% no. Il 23% degli utenti risulta in condizione di senza fissa dimora.

La quasi totalità degli utenti (93%) presenta un livello di istruzione medio-basso. Inoltre, poco oltre la metà dei beneficiari (51%) si trova in una condizione di disoccupazione di lungo periodo (oltre 12 mesi).

Il 57% degli utenti presenta condizioni di vulnerabilità multiple, riconducibili a problematiche psico-fisiche (22% presenta dei problemi di salute fisica, mentre l’8% di salute psichica), tossicodipendenza (il 40% degli utenti), allo status migratorio (in alcuni casi caratterizzato da irregolarità amministrativa) e, in una quota più contenuta (2%), all’identità di genere (persone transgender o transessuali.

Gran parte degli utenti (68%) si trova in esecuzione penale interna, mentre quasi un terzo degli utenti si trova in esecuzione penale esterna.

Poco oltre la metà degli utenti (58%) è stata coinvolta nel progetto entro un anno dalla conclusione della pena.

Oltre la metà degli utenti per cui l’informazione è disponibile presenta precedenti penali: si tratta del 65% dei 124 casi rilevati (pari al 71% dell’intera utenza del progetto). Il dato evidenzia come il progetto intercetti in misura rilevante persone con una storia giudiziaria pregressa e, quindi, con bisogni di reinserimento già manifestatisi in precedenti percorsi.

Quasi tutti gli utenti coinvolti (95%) provengono da una presa in carico dei servizi pubblici, mentre solo una quota limitata (3%) proviene dall’edizione passata del progetto o da altri progetti o enti del terzo settore (1%).

Risultati attesi e raggiunti del progetto

Oltre la metà dei percorsi attivati (67%) dal progetto consistono in percorsi che integrano diverse azioni per rispondere ai bisogni multipli degli utenti.

Le interviste realizzate nell’ambito della valutazione attribuiscono al progetto un ruolo rilevante nell’attivazione di opportunità di inclusione socio-lavorativa per i destinatari. La quasi totalità degli stakeholder coinvolti ritiene che, in assenza del progetto Link-ed-In i destinatari non avrebbe avuto accesso alle opportunità e ai benefici osservati: “senza il progetto, i destinatari non avrebbero avuto accesso a informazioni legali” (soggetto intervistato); “per questo target, senza progetto il servizio spesso non esiste” (soggetto intervistato). Con riferimento alle persone in esecuzione penale interna, più soggetti intervistati evidenziano inoltre come l’iniziativa rappresenti una concreta opportunità di inclusione all’interno di un contesto carcerario caratterizzato da risorse limitate, ampliando in maniera significativa le possibilità disponibili e introducendo interventi ulteriori rispetto a quelli ordinariamente garantiti dall’istituzione penitenziaria.

Secondo gli intervistati, tale contributo è riconducibile alla capacità del progetto di attuare dei percorsi di accompagnamento individualizzato e continuativo, che i servizi deputati non riescono sempre a realizzare a causa del sovraccarico operativo, di intercettare e mobilitare risorse territoriali ulteriori rispetto a quelle ordinariamente attivate dai servizi e di preparare il caso e legittimare l’invio ad un determinato servizio pubblico o del terzo settore così come alla sua capacità di attivare più rapidamente le risorse territoriali di cui gli utenti possono beneficiare. In questo senso il progetto si configura come dispositivo complementare ai servizi pubblici in ambito giuridico, rafforzandone l’operatività e ampliando il ventaglio di opportunità disponibili per l’utenza: “il progetto ci aiutano a gestire i casi (…), a trovare risorse che noi non riusciamo a trovare.” (stakeholder intervistato).

Rafforzamento delle competenze

Il rafforzamento delle competenze trasversali e delle capacità di autonomia dei destinatari rappresenta uno degli ambiti in cui quasi tutti i soggetti intervistati nell’ambito del percorso di monitoraggio valutativo riconoscono un contributo particolarmente significativo del progetto (RA.4 e RA.5). Le evidenze qualitative raccolte durante le interviste/focus group indicano che le azioni attivate hanno inciso positivamente soprattutto su quei fattori personali e relazionali che rendono possibile la partecipazione a percorsi sociali e lavorativi.

In primo luogo, emerge un miglioramento delle competenze relazionali. Secondo diversi soggetti intervistati, i beneficiari hanno sviluppato maggiore fiducia nei confronti degli adulti di riferimento e dei servizi, nonché una più elevata capacità di comunicazione, gestione dei conflitti e rispetto delle regole. Il progetto favorisce infatti “maggiore fiducia negli adulti/servizi” (soggetto intervistato) e la “capacità di stare in relazione” (soggetto intervistato), anche grazie alla presenza di una figura educativa percepita come “riconoscibile, accessibile, non giudicante” (soggetto intervistato). La partecipazione a contesti di gruppo ha consentito inoltre di lavorare su “comunicazione, gestione dei conflitti, rispetto delle regole” (soggetto intervistato), competenze particolarmente rilevanti per persone che, come sottolineato dagli operatori, “faticavano a inserirsi in contesti lavorativi e a stare alle regole” (soggetto intervistato).

Parallelamente si osservano cambiamenti sul piano emotivo e identitario. Secondo diversi soggetti intervistati, il supporto offerto dal progetto ha contribuito in vari casi a ridurre ansia e angoscia e a favorire processi di riflessione personale. Gli intervistati descrivono come le persone coinvolte abbiano “imparano a fermarsi, pensarsi, raccontarsi” (soggetto intervistato). Tale processo si è accompagnato in vari casi ad un rafforzamento dell’autostima e al riconoscimento sociale fino a sentirsi “visti, riconosciuti, meno soli” (soggetto intervistato), poiché percepiti come “persone e non come solo detenuti o utenti” (soggetto intervistato). Secondo alcuni intervistati, questo ha consentito alle persone di acquisire maggiore fiducia in sé stessi ed anche di riconoscere maggiormente le proprie capacità. Come evidenziato da alcuni soggetti intervistati, questo ha consentito alle persone coinvolte di immaginarsi nuovamente in un ruolo sociale.

Alcune delle attività laboratoriale messe in atto dal progetto (ad es. laboratorio di autobiografia, di agricoltura sociale, di comunicazione restorativa) hanno consentito ai partecipanti di acquisire una maggiore capacità di espressione individuale e di riflessione su sé stessi.

Infine, gli intervistati segnalano un miglioramento della capacità di orientarsi nella complessità dei servizi e delle procedure amministrative: gli interventi di accompagnamenti in diversi ambiti (amministrativo, lavorativo, legale, abitativo, genitoriale, ecc.) ha consentito di comprendere richieste e comunicazioni istituzionali e di sapere a chi rivolgersi, riducendo il disorientamento e sostenendo la tenuta dei percorsi.

Supporto alla genitorialità

I percorsi di supporto alla genitorialità e recupero delle relazioni familiari rappresentano l’area di maggiore fragilità dal punto di vista della tenuta dei percorsi e del tasso di conclusione. Secondo i soggetti intervistati, i percorsi attuati hanno contribuito a generare consapevolezza sul ruolo di genitore o sulle relazioni familiari, senza, tuttavia, che questo produca dei cambiamenti significativi e duraturi nella coesione familiare. Dalle interviste emerge, infatti, che i percorsi di supporto alla genitorialità producono soprattutto cambiamenti di tipo riflessivo, identitario e relazionale.

Formazione e lavoro

Il progetto ha favorito l’accesso dei destinatari a percorsi lavorativi in contesti protetti ma reali a cui non avrebbero avuto accesso senza il progetto, sia tramite l’attivazione di risorse specifiche del progetto in questo ambito (accompagnamenti individualizzati, bilanci di competenze, tirocini), sia attraverso le sinergie con i Centri per l’Impiego e l’accesso alle opportunità previste dal programma GOL. La capacità del progetto di rispondere alla domanda di accesso a percorsi lavorativi è mostrata anche dal superamento di tutti i target iniziali di utenti che possono avere accesso a tali percorsi, in alcuni casi anche in maniera rilevante (+116% di utenti coinvolti in percorsi di accompagnamento individualizzato al lavoro).

Oltre a favorire l’accesso a opportunità lavorative, il progetto ha favorito anche l’inserimento sul mercato del lavoro, seppure non per tutti i destinatari con un obiettivo lavorativo: il 32% delle persone che ha beneficiato di un accompagnamento al lavoro individualizzato è stato inserito sul mercato del lavoro con il supporto del progetto a cui si aggiunge l’11% dei destinatari che hanno trovato lavoro senza il supporto diretto del progetto. Inoltre, il 22% dei destinatari con un obiettivo lavorativo a fine progetto si trova impegnato in un corso di formazione, in un tirocinio/borsa lavoro o in un percorso di ricerca lavoro con il supporto dei servizi pubblici/terzo settore, mentre un ulteriore 7% è stato orientato a servizi specifici in ambito lavorativo

Dalle interviste emerge anche un beneficio legato alla capacità del territorio di includere persone con elevata fragilità e stigma penale. Diversi soggetti intervistati segnalano un cambiamento relazionale e simbolico nel modo in cui tali destinatari vengono percepiti da datori di lavoro, enti ospitanti, volontari e servizi.

Conclusioni

Il percorso di monitoraggio e valutazione del progetto Link-ed-In. Tessere legami per favorire l’inclusione evidenzia complessivamente un intervento capace di produrre risultati significativi sia sul piano individuale dei beneficiari sia sul piano sistemico territoriale. Il progetto ha operato in un ambito caratterizzato da elevata complessità – persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, spesso con fragilità multiple e con limitato accesso alle opportunità ordinarie – riuscendo non solo a realizzare la maggior parte delle attività previste, ma anche ad adattare l’azione alle condizioni concrete del contesto operativo.

L’efficacia del progetto emerge innanzitutto dai risultati intermedi. L’82% degli utenti ha concluso il percorso attivato (nel caso dei percorsi monotematici) o almeno una delle azioni previste dal percorso (nel caso dei percorsi integrati) e un’ulteriore quota ha proseguito la presa in carico in altri servizi o progetti, segnalando una buona tenuta dell’aggancio con i beneficiari.

Il progetto ha ampliato in modo rilevante l’accesso alle opportunità di inclusione: oltre i due terzi dei percorsi hanno integrato più interventi e, secondo gli stakeholder, molti destinatari non avrebbero potuto usufruire di tali opportunità in assenza del progetto.

Gli esiti osservati dagli stakeholder intervistati riguardano soprattutto:

  • miglioramento del benessere personale e della stabilità relazionale;
  • aumento della fiducia nei servizi e nelle figure educative;
  • sviluppo di competenze trasversali (comunicazione, rispetto delle regole, gestione dei conflitti);
  • accesso a formazione, tirocini e prime esperienze lavorative;
  • maggiore orientamento amministrativo e giuridico;
  • rafforzamento delle reti sociali e familiari.

Il progetto ha costruito le condizioni di possibilità dell’inclusione socio-lavorativa dei destinatari: ha lavorato sui prerequisiti personali e sociali necessari perché un inserimento lavorativo possa essere sostenibile nel tempo, aspetto particolarmente rilevante considerando l’elevata vulnerabilità dell’utenza (basso livello di istruzione, disoccupazione di lungo periodo, dipendenze, irregolarità amministrativa e precarietà abitativa). Parallelamente, il progetto ha generato effetti sul sistema territoriale: ha rafforzato la collaborazione tra servizi pubblici, terzo settore e istituzioni penitenziarie e ha svolto una funzione complementare ai servizi, facilitando l’invio, preparando i casi e accelerando l’accesso alle risorse disponibili.

Tra i fattori che hanno favorito il raggiungimento dei risultati emerge innanzitutto l’approccio relazionale adottato dal progetto, caratterizzato da una presa in carico personalizzata, continuativa e non giudicante. La presenza di figure educative riconoscibili ha facilitato l’ingaggio di persone che spesso presentano diffidenza verso i servizi e percorsi istituzionali, contribuendo a costruire un rapporto di fiducia e a sostenere la permanenza nei percorsi anche nei momenti critici. L’accompagnamento individuale ha inoltre consentito di orientare i beneficiari nella complessità amministrativa e sociale, rendendo più comprensibili procedure e opportunità e favorendo la continuità tra la fase detentiva e quella territoriale. A ciò si è aggiunta la capacità del progetto di integrare interventi diversi – educativi, psicologici, formativi, giuridici e lavorativi – e di mobilitare risorse territoriali ulteriori rispetto a quelle normalmente accessibili, rendendo possibile l’attivazione di percorsi personalizzati e tempestivi. La collaborazione con i servizi pubblici, il coinvolgimento delle realtà del terzo settore e l’accelerazione della presa in carico hanno complessivamente rafforzato la plausibilità dei percorsi di reinserimento, contribuendo a creare condizioni favorevoli alla partecipazione e alla responsabilizzazione degli utenti.

Accanto a tali elementi abilitanti, il progetto si è confrontato con diversi fattori ostacolativi, in larga parte esterni alla sua capacità di intervento. Le caratteristiche del target, segnate da vulnerabilità multiple, bassa scolarizzazione, disoccupazione di lungo periodo, dipendenze, precarietà abitativa e talvolta irregolarità amministrativa, hanno reso i percorsi necessariamente graduali e non sempre lineari. La carenza strutturale di soluzioni abitative accessibili ha rappresentato un limite particolarmente rilevante, incidendo sulla possibilità di consolidare gli esiti di inclusione sociale e lavorativa.

Ulteriori difficoltà sono derivate dall’organizzazione interna della Casa Circondariale, che ha comportato ritardi nelle convocazioni, sovrapposizioni con altre attività e ostacoli logistici alla partecipazione continuativa. Anche il contesto istituzionale ha influito sull’implementazione, in particolare i tempi di attuazione della riforma Cartabia e l’avvio dei dispositivi di giustizia riparativa, che hanno ridotto le segnalazioni e rallentato alcune azioni. Infine, la limitata strutturazione della rete territoriale di supporto alla genitorialità e la discontinuità di alcune risorse esterne hanno talvolta prodotto un disallineamento tra le aspettative degli utenti e le opportunità effettivamente disponibili, incidendo sulla continuità della partecipazione.

Gli interventi sono realizzati nell’ambito delle iniziative promosse nel quadro della Politica di Coesione 2021-2027 ed in particolare del Programma Regionale cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus. Per maggiori informazioni www.fse.regione.lombardia.it

NOTIZIE CORRELATE

Progetto LINK ed IN prorogato fino al 2023

Progetto LINK-ed-IN – tessere legami per favorire l’inclusione sul territorio comasco è stato prorogato: qui il bilancio a un...

11 Giugno 2022 Di CSV Insubria ComoComo, Comunita e territorio, Giustizia riparativa
Master Promotori del dono

Continua l’impegno della Fondazione Comasca nel rafforzamento del capacity building degli Enti non profit della nostra provincia. Sono stati...

27 Settembre 2021 Di CSV Insubria Como
Carlo Borzaga per “Comunità intraprendenti – Beni comuni, terzo settore, economia sociale”

Terzo e ultimo appuntamento del percorso formativo di Arci Como per il progetto Como futuribile. Protagonista della conferenza "Comunità intraprendenti...

16 Febbraio 2021 Di CSV Insubria Como
Servizi per la redazione del bilancio sociale

CSV Insubria, Consorzio ABC e IRECOOP Lombardia propongono una serie di servizi utili alla redazione del bilancio sociale.  Le tre...

12 Febbraio 2021 Di CSV Insubria Como
Nasce a Varese il portale web per la solidarietà

Banco Nonsolopane, Croce Rossa, CAV Varese, CAV Medio Verbano e con il sostegno di Regione Lombardia e Ministero del lavoro hanno ideato “Helpy”, il portale dell’aiuto solidale nell’ambito...

12 Febbraio 2021 Di CSV Insubria Como
RUN4BUS alla Milano Marathon per gli ospiti del Gulliver

Sei un appassionato di corsa? Ti piace essere vicino al tuo territorio sostenendo una causa sociale? Anche quest’anno il Centro...

10 Febbraio 2020 Di CSV Insubria
Per il Mese della Pace, giovedì 30 al Gloria

In occasione del Mese della Pace 2020, il Coordinamento Comasco per la Pace e il Centro di Servizio per...

30 Gennaio 2020 Di CSV Insubria Como
Lo Yoga per il corpo e la mente – Nuove Date

L'Associazione A.L.A.O. Associazione Lodigiana di Amici di Oncologia organizza un corso di yoga per persone con problemi oncologici che...

15 Gennaio 2020 Di CSV Lombardia SudAssociazioni, Lodi
Quando la città rallenta, la comunità si vede. Cosa ci insegnano i presìdi estivi sulla vita dei quartieri

Agosto, Milano. Il tram passa quasi vuoto, molte serrande sono abbassate, le scuole sono chiuse e una parte della...

24 Luglio 2026 Di CSV MilanoMilano, volontariato
Intermittenze e continuità. La partecipazione quando l’estate rallenta la città.

L'Editoriale C’è un quadro di Edward Hopper, Rooms by the Sea, che racconta una strana condizione di sospensione. Una stanza...

24 Luglio 2026 Di CSV MilanoMilano, volontariato
FDE – Festival Danza Estate

La 37^ edizione di FDE si apre con una serie di appuntamenti nell’ex centrale elettrica di Daste

24 Luglio 2026 Di Michela Offredi
  • NEWSLETTER
  • MYCSV
  • CORSI
  • BANDI
  • EVENTI
  • C’È BISOGNO DI TE
  • APPROFONDIMENTI
  • RICHIEDI UN SERVIZIO
  • ero straniero

CSV Monza Lecco Sondrio

Centro di Servizio per il Volontariato
P.IVA 06795370961 C.F. 94614530155

     


Confederazione Regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato

Piazza Castello 3 - Milano
C.F. 97293550154

T. +393666633463
segreteria.regionale@csvlombardia.it
csvnetlombardia@pec.it

    .

Copyright 2019
All Rights Reserved
-
Privacy policy
Cookie policy
Credits

Privacy policy | Cookie policy | Credits

.
Questo sito utilizza cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.