Un dialogo per la pace: possono religioni diverse convivere pacificamente?
Organizzata dagli under 30 della rete Luci per il dialogo lo scorso 28 dicembre a Chiavenna la tavola rotonda “Un dialogo per la pace. Possono religioni diverse convivere pacificamente?” ha visto il confronto tra esponenti di confessioni diverse. L’argomento ha richiamato un folto pubblico che ha seguito con attenzione.
Di seguito il video e il comunicato stampa a cura di Gabriele Via con le valutazioni degli organizzatori.
Già protagonista nei due anni passati di numerose iniziative volte ad informare e a sensibilizzare sulla guerra in Ucraina e sul genocidio in corso a Gaza, Luci per il dialogo ha concepito ed organizzato un dialogo fra gli esponenti di diverse comunità religiose, tra filosofia, fede e civismo.
Il tutto nella cornice suggestiva e non priva di una certa “sacralità” di Palazzo Pestalozzi, a Chiavenna (Sondrio).
Moderati da Domenico Vitali, dottorando in Filosofia, Marie-Ursula Kind (pastora della comunità protestante di St. Moritz), Don Andrea Caellli (arciprete di Chiavenna), Abdelwahed (rappresentante del Centro Culturale Islamico di Gera Lario) e Youssef Zahir (imam della comunità musulmana di Monza-Brianza) hanno dialogato sulle verità di fede e sulla verità ultima della nostra umanità, che non può che dirsi una sola, all’insegna di una fratellanza universale fatta di libertà (di credere o meno e in quale Dio), di rispetto reciproco, di sostegno fraterno e di capacità di ascolto.
Lo hanno fatto partendo da un testo del XV secolo, un dialogo apparentemente anacronistico ma più che mai attuale: il “De pace fidei” (sulla pace della fede) del cardinale e filosofo Nicolò Cusano. Assenti per indisponibilità imprevista i rappresentanti della fede Ebraica invitati, ma contiamo di poterli avere presto ospiti negli incontri che seguiranno. In tempi di minacciosi sovvertimenti geopolitici, genocidi, guerre e corsa al riarmo, di contrapposizioni e scontri culturali spesso alimentati ad arte da una politica poco responsabile, di religioni strumentalizzate dai nazionalismi imperanti, scalda i cuori e illumina le menti vedere condividere ciò che accomuna fedi diverse nella ricerca dell’essere umano che è nell’altro, del bene comune, della pace. I dialoganti hanno saputo illustrare come, pur nelle diversità dei contesti culturali di origine delle rispettive tradizioni religiose, il male venga per tutti individuato proprio nel dividere (Diàbolos, διάβολος, dal greco, colui che separa, che mette in contrasto, ingannando).
A concludere, una performance musicale dalla profonda valenza spirituale, ispirata ai versi di Mahmoud Darwish, poeta nazionale palestinese, e di Franco Battiato.
Contiamo che questo sia solo l’inizio di un dialogo, di un cammino di cui così tanto le nostre comunità hanno bisogno.
















