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La cura che non aspetta, la cura che accompagna. Cure palliative precoci, Simultaneous Care e Terapia del Dolore

Michela Offredi2026-10-19T10:48:04+02:00
Pubblicato il
19/10/2026
Di Michela Offredi
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Le cure palliative non riguardano soltanto gli ultimi giorni di vita e non significano rinunciare alle terapie rivolte alla malattia. Possono entrare molto prima nel percorso di cura, affiancandole, per intervenire tempestivamente sul dolore e sugli altri sintomi e per accompagnare la persona e la sua famiglia lungo l’evoluzione della malattia.

È da questo cambio di prospettiva che prende le mosse «La cura che non aspetta, la cura che accompagna. Cure palliative precoci, Simultaneous Care e Terapia del Dolore», il convegno organizzato dall’Associazione Cure Palliative ODV-ETS nell’ambito della rassegna «Insieme si può. Insieme funziona», in programma sabato 14 novembre 2026 alle 10 presso la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, in via San Tomaso 53.

Il punto di partenza è una constatazione maturata nella pratica clinica, nell’organizzazione dei servizi e nel lavoro quotidiano accanto ai pazienti e alle loro famiglie: le cure palliative arrivano ancora troppo spesso tardi, perché continuano a essere pensate come un esito del percorso e non come una competenza che può attraversarlo, integrandosi con le altre cure. La frammentazione degli interventi, la difficoltà di integrazione tra discipline e il rinvio dei bisogni clinici, psicologici e relazionali possono produrre sofferenza evitabile, disorientamento nelle persone e una crescente fatica per i professionisti.

«C’è ancora la tendenza a pensare alle cure palliative come a qualcosa che interviene quando le possibilità di cura della malattia sono terminate – sottolinea Aurora Minetti, presidente dell’Associazione Cure Palliative ODV-ETS, che durante il convegno stimolerà e coordinerà il confronto –. Invece possono entrare molto prima nel percorso, anche mentre proseguono le terapie rivolte alla malattia. Parlare di cure palliative precoci e di Simultaneous Care significa mettere insieme il trattamento della malattia e l’attenzione alla persona, al dolore, ai sintomi e ai suoi bisogni, coinvolgendo anche la famiglia. È un cambiamento culturale importante, che richiede competenze diverse capaci di dialogare e una maggiore integrazione tra ospedale, territorio e Terzo Settore. Le cure palliative non sono ciò che resta quando non c’è più nulla da fare: sono parte della cura».

Parlare di cure palliative precoci significa infatti tenere insieme, fin dall’inizio, il trattamento della malattia e l’attenzione alla persona. La Simultaneous Care non rappresenta un compromesso tra cura attiva e accompagnamento, ma un modello di responsabilità condivisa che richiede competenze specifiche, linguaggi comuni e un’organizzazione capace di sostenere il lavoro delle équipe. Dentro questa prospettiva assume un ruolo centrale anche la terapia del dolore. Il dolore non è soltanto un sintomo da contenere, ma un’esperienza complessa che coinvolge il corpo, la dimensione psicologica e le relazioni. Affrontarlo significa quindi interrogarsi più in generale sulla capacità di riconoscere la sofferenza e sulla qualità complessiva della cura.

Il convegno vuole offrire a cittadini e operatori un quadro chiaro e comprensibile attraverso il confronto tra professionisti, istituzioni, territorio e Terzo Settore. Si parlerà di quando e come integrare le cure palliative nei percorsi di cura, delle condizioni necessarie per una reale presa in carico simultanea, della funzione della terapia del dolore e degli strumenti necessari per sostenere chi lavora quotidianamente in contesti complessi.

A confrontarsi con Aurora Minetti, presidente dell’Associazione Cure Palliative ODV-ETS saranno Roberta Marchesi, direttrice dell’Hospice Kika Mamoli e Arnaldo Minetti dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Simonetta Spada, direttrice della Psicologia Clinica dell’ASST Papa Giovanni XXIII, Chiara Milesi e Angelica Medolago Albani, studentesse dell’Istituto Aeronautico “Antonio Locatelli” di Bergamo, ed Ernesto Cocca, volontario dell’Associazione Cure Palliative ODV-ETS.

La scelta di un approccio multidisciplinare è parte integrante del senso dell’appuntamento: la cura non è il risultato di un singolo intervento, ma di un lavoro coordinato che richiede fiducia reciproca, chiarezza dei ruoli e continuità nel tempo. In questa prospettiva il territorio e il Terzo Settore non rappresentano elementi accessori, ma parti di un modello capace di non separare il trattamento della malattia dall’attenzione alla persona.

Non è casuale, in questo senso, nemmeno la scelta di organizzare l’incontro alla GAMeC e di coinvolgere gli studenti di una scuola. «Si è voluto parlare – spiega sempre Minetti – di un tema delicato e complesso come quello delle cure palliative all’interno di un luogo dedicato alla bellezza, all’arte e alla cultura, nella convinzione che anche questi linguaggi possano offrire occasioni per avvicinarsi alle domande che riguardano la malattia, la fragilità, la cura e, più in generale, la vita».

La mattinata sarà aperta da Sara Tonelli, responsabile del Dipartimento Educativo del museo. Al termine del convegno i presenti potranno poi partecipare a una visita guidata gratuita delle Collezioni e delle mostre della GAMeC. Il percorso, della durata di un’ora, offrirà una stimolante immersione nella bellezza e nel linguaggio dell’arte moderna e contemporanea: un viaggio condiviso tra le opere di autori come Wassily Kandinsky, Giorgio de Chirico ed Emilio Vedova, fino al confronto con la ricerca più recente attraverso le opere di artiste quali Rachel Whiteread e Chiara Bersani, e la mostra 1000 Tears di Selman Selman. Un’occasione preziosa per concludere la giornata scoprendo da vicino il patrimonio del museo attraverso un’esperienza condivisa. Dopo la visita è previsto un piccolo momento conviviale, per concludere insieme la mattinata.

Per partecipare è possibile prenotarsi al seguente link:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScNdYUsTNRgFeDDkXJ3w15unexMtfaBa-jUipt9DQZI0Uerfw/viewform?usp=dialog

L’incontro si inserisce nel progetto «Insieme si può. Insieme funziona 2026», la rassegna promossa anche quest’anno con l’obiettivo di diffondere la cultura della salute, della prevenzione e degli stili di vita. L’iniziativa organizzata da una rete di organizzazioni di volontariato formata da ACP – Associazione Cure Palliative,AOB – Associazione Oncologica Bergamasca, Associazione Amici dal Cuore Viola, Associazione Amici di Gabry, Associazione Federica Albergoni, AVIS Provinciale Bergamo, Fondazione ARTET – Ricerca su Trombosi, Emostasi e Tumori, LILT Bergamo – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori APS-ETS, ai quali si aggiunge CSV Bergamo ETS – Centro di Servizio per il Volontariato. Accanto alle associazioni promotrici collaborano inoltre numerosi enti e realtà istituzionali del territorio che hanno concesso il loro patrocinio: ATS Bergamo, ASST Bergamo Est, ASST Bergamo Ovest, ASST Papa Giovanni XXIII, Casa di Cura Palazzolo Bergamo, Collegio dei Sindaci Bergamo, Ufficio Pastorale della Salute della Diocesi di Bergamo, Fondazione Angelo Custode, FROM-Fondazione per la Ricerca Ospedale di Bergamo ETS, Humanitas Gavazzeni e Humanitas Castelli, Istituti Ospedalieri Bergamaschi e Provincia di Bergamo.

Il progetto ha già visto, nel 2026, tre appuntamenti: uno dedicato alla dieta mediterranea, uno alla donazione e uno all’oblio oncologico. Terminerà la rassegna, sabato 21 novembre a San Giovanni Bianco, un incontro che affronterà il tema dell’informazione e della prevenzione per il tumore al pancreas.

#TAG: arte  Bergamo  caregiver  prevenzione  Salute  Sanità  

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