Il volontariato non arretra: cambia forma, e ci obbliga a guardarlo meglio
di Andrea Fanzago, presidente CSV Milano
C’è un punto, leggendo il Bilancio Sociale 2025 di CSV Milano, in cui i numeri smettono di essere soltanto numeri. Diventano un segnale. E forse anche una correzione di sguardo.
Da tempo, infatti, il racconto pubblico sul volontariato oscilla tra due estremi opposti: da una parte la nostalgia per un mondo associativo più stabile, più riconoscibile, più compatto; dall’altra l’idea, spesso sbrigativa, che la partecipazione civica si stia semplicemente indebolendo. Quello che emerge da queste pagine, invece, è qualcosa di diverso. Il volontariato non scompare, non arretra, non si ritira. Sta cambiando forma.
A colpirmi non è solo il dato, pur significativo, della crescita del 10% dei colloqui di orientamento al volontariato realizzati nel 2025 da CSV Milano. Mi colpisce soprattutto la lettura che di quel dato è proposta. Il desiderio di contribuire al bene comune non si è esaurito: sta cercando strade nuove, forme più flessibili, modalità di attivazione meno legate all’appartenenza continuativa e più vicine a pratiche concrete, condivise, spesso intermittenti ma non per questo meno autentiche.
È forse questo il passaggio più interessante, quando osserva che oggi molte persone si attivano a partire da gesti quotidiani: cucinare, pedalare, riparare oggetti, raccontare storie, creare contenuti. In questa intuizione c’è molto più di una formula efficace. C’è il riconoscimento di una mutazione culturale. Il volontariato contemporaneo, almeno in parte, non nasce più soltanto dentro una struttura. Nasce dentro una relazione, una competenza, una pratica, un bisogno condiviso. Nasce nei margini della vita quotidiana e, proprio per questo, ci costringe a ridefinire le categorie con cui lo osserviamo.
Se questo è vero, allora cambia anche il compito di un Centro di servizio per il volontariato. Ed è qui che il Bilancio Sociale di CSV Milano, a mio avviso, diventa interessante non solo per chi opera nel Terzo settore, ma per chiunque voglia capire come si sta trasformando la cittadinanza attiva in una grande area metropolitana. CSV Milano non si presenta più soltanto come un erogatore di servizi, ma come un’infrastruttura civica: un soggetto che prova a costruire ponti tra organizzazioni consolidate, istituzioni e nuove energie sociali. Non è un dettaglio lessicale. È una presa d’atto. In una metropoli attraversata da disuguaglianze crescenti, invecchiamento demografico, mobilità sociale incerta e partecipazioni sempre più fluide, il punto non è soltanto sostenere ciò che già esiste. Il punto è riconoscere ciò che sta nascendo, metterlo in relazione, dargli spazio, provare a trasformare attivazioni sparse in legami sociali più stabili.
Dentro questa cornice leggo anche il nuovo Piano strategico 2025-2027, costruito attorno a tre parole — innovazione, networking, sostenibilità — che non sono slogan organizzativi, ma coordinate necessarie. Innovazione, in questo contesto, significa anzitutto capacità di leggere forme inedite dell’impegno civico. Networking significa accettare che oggi il valore sociale si produce sempre più nella connessione tra soggetti diversi. Sostenibilità significa chiedersi come rendere durevoli nel tempo legami, progetti e istituzioni dentro una società più instabile.
Trovo particolarmente importante questo approccio perché restituisce al volontariato una dimensione che il dibattito pubblico tende talvolta a ridurre: quella di soggetto civile, non soltanto di risposta ai bisogni sociali. Il volontariato non è chiamato semplicemente a colmare vuoti o gestire emergenze. È anche uno dei luoghi in cui una comunità costruisce il proprio senso della giustizia, della responsabilità reciproca e del bene comune.
Per questo anche i progetti come TAG e Volontari per Milano, fino all’adozione del primo Codice Etico dell’ente, appaiono come tasselli di un disegno più ampio. Non raccontano soltanto ciò che CSV Milano ha realizzato nel corso dell’anno. Raccontano il tentativo di tenere insieme territorio, istituzioni, orientamento civico, regole interne e visione pubblica. In altre parole, il percorso di un’organizzazione che continua a interrogarsi sul proprio ruolo mentre cambia il contesto in cui opera.
Anche Milano Civil Week, in questa prospettiva, non è soltanto una manifestazione di successo. È uno spazio attraverso cui una città prova a riconoscersi mentre partecipa. Il tema scelto per il 2025, “L’Europa siamo noi”, va letto proprio così: come il tentativo di trasformare la cittadinanza attiva in racconto collettivo, spazio pubblico condiviso e occasione di incontro tra associazioni, cittadini e istituzioni.
È da esperienze come queste che possiamo continuare a costruire una comunità più consapevole, aperta e coesa. Una comunità capace di riconoscere il valore del volontariato non soltanto per ciò che fa, ma per ciò che rende possibile: relazioni, fiducia, partecipazione e senso di appartenenza. Perché se il volontariato oggi cambia forma, il suo contributo resta essenziale. E il compito di CSV Milano è accompagnare questa trasformazione, intercettare le energie che emergono e contribuire a trasformarle in legami capaci di generare bene comune.

