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Una giornata dentro il carcere: l’iniziativa nazionale dei Garanti delle persone private della libertà. Il 15 luglio visita al Bassone di Como

CSV Insubria CO2026-07-14T10:14:52+02:00
Pubblicato il
14/07/2026
Di CSV Insubria CO
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Lo scorso 6 febbraio 2026 tante associazioni impegnate sul tema della pena si sono date appuntamento a Roma per costruire insieme un percorso che metta al centro l’articolo 27 della Costituzione. Sono state organizzate giornate di visite in tantissime carceri in giro per l’Italia. L’obiettivo è sensibilizzare intorno alla questione penitenziaria, oggi vera e propria emergenza sociale, politica e umana.

Sono stati coinvolti autorità, istituzioni, rappresentanti del mondo della cultura, dell’accademia, della società civile. “L’articolo 27, terzo comma, della Costituzione è il nostro manifesto – si legge nel documento ufficiale dei Garanti – Ad esso ci ispiriamo per una nuova legalità in ambito penale e penitenziario. In primo luogo, parlando di pene al plurale, i nostri costituenti hanno suggerito una diversificazione del sistema sanzionatorio e il superamento della centralità della pena carceraria. In secondo luogo, nel nome dell’umanità, hanno imposto limiti cogenti al potere punitivo dello Stato. Infine, hanno orientato lo scopo della pena verso obiettivi solidali di reinserimento sociale, nella consapevolezza che recupero sociale significa anche sicurezza”.
“Dobbiamo purtroppo constatare – continua il documento . che le politiche penali e penitenziarie degli ultimi quattro anni hanno messo in crisi il modello costituzionale. Si sono introdotti nuovi reati inseguendo emergenze inesistenti o non dimostrate, così producendo tassi di affollamento penitenziario intollerabili, finanche negli istituti penali per minori. Si sono approvate norme che hanno cancellato l’idea di un carcere che sia luogo comunitario fondato sulla fiducia: si pensi alla recente previsione normativa di nuclei di agenti che possano agire sotto copertura negli istituti penitenziari. Si è chiuso il carcere alla società esterna dissuadendo ogni iniziativa che proviene dal mondo libero e negando la co-partecipazione propositiva del volontariato, della società civile e del territorio, protagonisti in positivo nella storia penitenziaria italiana. Si sono lanciati messaggi politici devastanti per le conseguenze sociali e culturali che hanno avuto nella concretezza della pena vissuta”.

I numeri che certificano la drammaticità della situazione

I numeri sono impietosi e descrivono da un lato la drammaticità della situazione, dall’altro il fallimento delle politiche meramente custodiali ed edilizie: un tasso di affollamento medio al 139%, 17.600 mila persone in più rispetto alla capienza regolamentare, oltre 1.700 persone in più rispetto a un anno fa, 24 posti letto in meno rispetto allo scorso anno nonostante tutti i proclami. Oggi sono ben 66 gli istituti penitenziari in cui il tasso di affollamento è pari o addirittura superiore al 150%, mentre in 8 istituti è finanche superiore al 190%. Ben 6 mila detenuti hanno vinto un ricorso davanti alla magistratura in quanto costretti a vivere in condizioni non dignitose per mancanza di spazio. Da gennaio 2025 abbiamo conteggiato tragicamente 345 detenuti morti di cui 107 per suicidio. E tante sono le persone decedute con cause da accertare.
Per questo abbiamo deciso di costruire un’alleanza costituzionale che spinga verso politiche di depenalizzazione, decarcerizzazione, umanizzazione della pena. È necessario
deflazionare il sistema penitenziario e riaprire gli istituti penitenziari al territorio e alla società civile, rivedendo tutti quei provvedimenti amministrativi che invece lo hanno ingiustamente chiuso.
La nostra è un’alleanza aperta, inclusiva che vuole invertire il senso della rotta repressiva e meramente custodiale intrapreso negli ultimi anni. Per capire cosa sta accadendo nelle carceri è necessario visitarle come ci ha insegnato uno dei nostri padri costituenti, Piero Calamandrei.

Le associazioni firmatarie sono: A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti.

Documento della mobilitazione nazionale del 14 luglio della Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali 

CONFERENZA NAZIONALE DEI GARANTI TERRITORIALI DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTÀ PERSONALE
NON C’È PIÙ TEMPO: FERMARE LA STRAGE DI VITE E DI DIRITTI NELLE CARCERI ITALIANE

Oggi in Italia siamo oltre la soglia dei 64 mila detenuti. Non sono numeri, ma persone: corpi, volti, storie, vite ristrette in spazi insufficienti, con personale insufficiente, attività insufficienti, cure insufficienti e prospettive insufficienti. Il sovraffollamento significa caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, aggressività, suicidi.
Negli ultimi tre anni oltre 17 mila detenuti hanno ottenuto un riconoscimento, economico o in termini di riduzione della pena, per trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’art. 35-ter dell’Ordinamento penitenziario. Questo dato dovrebbe scuotere le coscienze più di ogni slogan: non lo dicono i Garanti, non lo dicono le associazioni, non lo dicono i detenuti. Lo dice lo Stato, attraverso le decisioni dei magistrati chiamati a riconoscere condizioni incompatibili con la dignità umana e con l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Quando lo Stato è costretto a risarcire chi è detenuto perché non riesce a garantirgli condizioni minime di dignità, significa che qualcosa si è rotto profondamente. Cosa deve succedere ancora per smuovere le coscienze?

Il Presidente della Repubblica non ha perso occasione per richiamare Governo, Parlamento e istituzioni alla responsabilità, ricordando che sovraffollamento e suicidi rappresentano una vera emergenza sociale. Eppure, nonostante questi richiami, le carceri italiane continuano a essere piene, fragili, sovraffollate, spesso indegne di un Paese civile.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già condannato l’Italia, anni fa, per trattamenti inumani e degradanti legati al sovraffollamento carcerario. Oggi rischiamo di ritrovarci nello stesso punto: numeri analoghi, criticità analoghe, stessa incapacità di assumere decisioni coraggiose.
Fa riflettere che sia stato necessario l’intervento della magistratura per certificare ciò che da anni viene denunciato nelle carceri italiane. Il Tribunale di Firenze, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni detentive del carcere di Sollicciano: tre del reparto giudiziario maschile, tre del reparto penale maschile e la sezione Accoglienza. Una decisione assunta dopo sopralluoghi e accertamenti effettuati da Polizia, ASL e Guardia di Finanza, che hanno rilevato gravi criticità relative alle condizioni igieniche delle celle, all’abitabilità dei dormitori, agli impianti elettrici e alla sicurezza degli ambienti. Quando un giudice è costretto a chiudere interi reparti di un istituto penitenziario, significa che il degrado non è più una denuncia ma una verità accertata, e che le istituzioni hanno il dovere di interrogarsi sulle proprie responsabilità. Davanti a tutto questo non bastano annunci, promesse o interventi simbolici. Il carcere ha bisogno di risposte adesso.
La Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali chiede un gesto di clemenza, un provvedimento deflattivo immediato, serio, selettivo e costituzionalmente orientato. Non è buonismo, è responsabilità. Un sistema saturo non rieduca, non cura, non reinserisce e non produce sicurezza.
Chiediamo l’introduzione di una liberazione anticipata speciale, portando da 45 a 75 giorni per ogni semestre la detrazione di pena per chi partecipa positivamente al percorso trattamentale. Non un “liberi tutti”, ma uno strumento collegato alla condotta, alla responsabilizzazione e alla partecipazione all’opera rieducativa.
Chiediamo, inoltre, un intervento immediato per i detenuti con residuo pena non superiore a un anno, non condannati per reati ostativi e senza concrete esigenze di sicurezza tali da imporre la permanenza in carcere. Si tratta di circa 8/9 mila persone che potrebbero essere accompagnate verso misure alternative, detenzione domiciliare, lavoro, cura, comunità e reinserimento.

Occorre rafforzare magistratura di sorveglianza, UEPE, educatori, psicologi, assistenti sociali, personale sanitario, polizia penitenziaria, mediatori culturali, cancellieri del Tribunale di Sorveglianza e tutti gli operatori che ogni giorno tengono in piedi il sistema. La dignità dei detenuti e quella del personale non sono in conflitto: sono parte della stessa battaglia. Serve anche un piano straordinario per salute penitenziaria, disagio psichico, dipendenze, detenuti malati, stranieri privi di rete familiare, giovani adulti e minori. Il carcere non può essere il contenitore di tutte le fragilità che fuori non trovano risposta.
Invece di moltiplicare organismi, sigle e strutture dal forte impatto mediatico ma dalla dubbia utilità concreta servono scelte utili. La tutela delle vittime è sacrosanta, ma non si realizza rendendo il carcere più disumano. Si realizza prevenendo la recidiva, responsabilizzando chi ha commesso un reato e costruendo percorsi reali di reinserimento.
Non abbiamo bisogno di nuove bandiere. Abbiamo bisogno di un carcere più costituzionale. Per questo rivolgiamo un appello alla politica e alla società civile: interessatevi al carcere, entrate dove possibile negli istituti, ascoltate chi ci vive e chi ci lavora, parlate con volontari, operatori, polizia penitenziaria, cappellani e associazioni.
Venite e vedete. Venite e ascoltate. Non c’è più tempo.
La politica intervenga non domani, non presto, ma ora.
Per questo la Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali intende avviare, anche nelle giornate del 13, 14 e 15 luglio, ulteriori momenti di mobilitazione, riflessione e denuncia pubblica, da realizzare nei territori, dinanzi o all’interno degli istituti penitenziari, nei luoghi della giustizia e in ogni spazio utile a richiamare la politica e la società civile alle proprie responsabilità.
La Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale aderisce con convinzione alla mobilitazione nazionale del 14 luglio, promossa dalle associazioni e dalle reti del Terzo settore che da anni operano intorno al mondo del carcere, tra cui ACLI, Libera, CNCA e tante altre realtà impegnate quotidianamente nella tutela della dignità umana, dei diritti fondamentali e del reinserimento sociale delle persone private della libertà.
Lo facciamo nella nostra autonomia, come Conferenza dei Garanti e come singoli Garanti perché riteniamo che oggi non sia più possibile restare in silenzio. Le mobilitazioni dei giorni 13, 14 e 15 luglio rappresentano un’occasione importante per riportare il carcere al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale, ma non può restare un fatto isolato.
Firmato: Il Portavoce, il Coordinamento e la Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale

#TAG: carcere  Cittadinanza attiva  Como  Giustizia riparativa  

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