“Insieme per crescere”: una nuova fase nel segno del rinnovamento. Il Bilancio sociale 2025 di CSV Insubria
È stato pubblicato il Bilancio sociale 2025 di CSV Insubria. Le parole del presidente, Luigi Colzani, riassumono quello che è stato fatto e gli obiettivi futuri.
Primavera, tempo di bilanci
Già da alcuni anni registriamo eventi sociali e segni culturali che diffondono un clima di insicurezza, le prospettive di un futuro incerto e indecifrabile, il crescere di domande sociali che faticano a trovare risposte tempestive e convincenti (un lavoro ‘degno’, la casa, la tutela della salute, le disuguaglianze sociali…).
Da molti mesi poi la guerra che ci assedia da diverse parti; non solo non trova le soluzioni sperate ma si allarga a coinvolgere popoli e territori, producendo fratture dolorose che rimarranno aperte per molte generazioni.
Non è difficile comprendere le ricadute che questo contesto genera inevitabilmente sul mondo del volontariato e dell’impegno civile, le cui difficoltà abbiamo da tempo registrato: una certa diminuzione del numero dei volontari; il cambiamento delle motivazioni che spingono quelli che continuano nel loro impegno o che si rendono disponibili ad assumerne uno; le diverse condizioni anche materiali attraverso le quali i giovani strutturano la propria adesione alle cause che meritano il loro sostegno…
In questo quadro si colloca il molto lavoro che il CSV Insubria – attraverso la competenza e l’entusiasmo dei suoi operatori – ha svolto anche nell’anno 2025, lavoro che è qui analiticamente documentato. Lavoro che ha sostenuto e accompagnato persone, organizzazioni e comunità in una fase che potremmo definire di “regolazione” del mondo del volontariato e dell’impegno sociale: adeguamento di statuti, costituzione e avvio del RUNTS, controllo degli adempimenti formali per la gestione delle organizzazioni stesse; sostegno e promozione (in termini di formazione, comunicazione, accompagnamento) di esperienze nuove o di ambiti poco frequentati: servizio civile universale, volontariato europeo, giustizia riparativa…
In conclusione: tra difficoltà e cambiamenti, possiamo constatare e riconoscere che il volontariato
e l’impegno civile continuano a rappresentare una risorsa importante delle nostre comunità, un presidio della coesione sociale e della democrazia. Nonostante fratture, disagi, emergenze, la nostra comunità locale e quella nazionale mantengono una loro coesione, perché ci sono molte persone che “si fanno avanti” con la loro disponibilità, le loro competenze, il loro impegno.
Primavera, tempo di propositi
Dal punto di vista istituzionale, a quasi 10 anni (2027) dal Codice del Terzo Settore, possiamo ritenere che la riforma è completata (salvo, ovviamente, l’implementazione ordinata, completa e diffusa di quello che è stato stabilito dal punto di vista legislativo e ordinamentale). Possiamo perciò pensare a una fase nuova, che sia propriamente orientata alla ‘promozione’ del volontariato e dell’impegno sociale. Facendo riferimento alla nostra esperienza e al nostro contesto territoriale, potremmo sintetizzare i nostri impegni e le nostre prospettive in alcuni punti prioritari.
Un primo punto, ‘interno’ alla vita ordinaria delle associazioni: pensiamo sia da sostenere il coraggio di chi si interroga per cambiare. Questo vale soprattutto per le organizzazioni più ‘storiche’ e strutturate. Quello che abbiamo visto valere per adulti e per giovani, le loro condizioni oggettive e le loro difficoltà concrete sono fatti consolidati e permanenti. Di fronte ad essi, non sono utili la costatazione impotente, il rimpianto del tempo antico, insieme con l’inerzia e la ripetizione meccanica (“abbiamo sempre fatto così…”). Servono invece il coraggio per cercare l’energia capace di cogliere le occasioni e le disponibilità, per aprirsi ai cambiamenti possibili, per mettersi in contatto con altri che provano a farlo e per incamminarsi con loro.
Un secondo obiettivo: diventare sempre di più interlocutori consapevoli e attivi delle Pubbliche Amministrazioni (non ‘questuanti’ o …fornitori di mano d’opera gratuita). Anche su questo abbiamo avviato qualche esperienza, aperto qualche percorso (nell’area dei Servizi sociali, della sanità…)… e incontrato qualche ostacolo. Molta consapevolezza deve crescere e molto cammino resta da fare, per affermare la convinzione che ODV e APS siano componenti non accessorie e non occasionali dell’architettura sociale e civile delle comunità.
Terzo obiettivo: riconoscersi soggetti consapevoli della promozione dell’Economia Sociale Europea. Un “nuovo modello di sviluppo”, evocato da questa prospettiva, non è una chimera ideologica. Parte piuttosto dalla constatazione di fatti drammatici: lo sviluppo attuale – fondato esclusivamente sulla forza del mercato, sulla competizione per le risorse, sulla finanziarizzazione dell’economia – è quello che ha portato ai mali che lamentiamo: consumo insensato di risorse limitate, aumento delle differenze sociali, fino alla guerra come strumento ‘ordinario’ per affrontare problemi e differenze.
L’Unione Europea ha individuato le organizzazioni del Terzo Settore come alcuni degli agenti specifici e
portanti dello sviluppo sociale e civile del Continente e ne ha riconosciuto le caratteristiche qualificanti.
Ogni stato membro è invitato a produrre un Piano Nazionale per la promozione dell’Economia Sociale;
anche l’Italia si è attivata in questo senso. Tocca a noi assumere consapevolezza e iniziativa all’interno di
questa prospettiva, affrontare le nostre difficoltà con uno sguardo di ampio cambiamento e valorizzare
con tranquilla sicurezza il contributo generoso, gratuito e non rassegnato di tutti i volontari.
Qui puoi scaricare il bilancio in versione pdf: BS-2025-A4-Insubria.pdf
