Il volontariato è un ingrediente prezioso dell’invecchiamento attivo
Una ricerca innovativa ha indagato come si concilia la prospettiva dell’invecchiamento attivo con la partecipazione sociale. E come i senior vedono, e vivono, il volontariato
di Giulio Sensi, da VDossier
Il progetto di Ricerca “Il contributo sociale dei senior over 65” è stato promosso e realizzato tra il 2025 e il 2026 da Osservatorio Senior in collaborazione con la Fondazione Ravasi Garzanti, con CSVnet e con CSV Milano si è data risposta all’interrogativo di fondo: come si concilia la prospettiva dell’invecchiamento attivo e della partecipazione sociale con il modo, del tutto in evoluzione, in cui i senior di oggi vivono la propria età e la propria identità? La ricerca, presentata il 21 aprile 2026nella Sala della Libreria Claudiana aMilano (presentazione consultabile a questo link) ha indagato in particolare quali sono le modalità con cui i senior di oggi danno valore alla società; come vivono i senior la propria età e come mantengono connessioni significative con la società e le altre generazioni; come stanno cambiando i valori e l’immagine che i senior hanno di sé; se questi cambiamenti possono essere condivisi e resi patrimonio anche per le generazioni più giovani. L’incontro è stato introdotto e moderato da Corrado Bottio, psicologo e membro del Comitato Guida di Osservatorio Senior e i risultati del rapporto sono stati presentati da Enrico Oggioni dell’Osservatorio Senior.
I temi di indagine della ricerca
“Il tema è il contributo sociale e stiamo parlando di tante cose diverse: lavorare in tarda età, fare volontariato, dare sostegno alla propria comunità, dare aiuto e sostegno in famiglia”. Oggioni ha illustrato in premessa anche i risultati di un’altra ricerca quantitativa svolta precedentemente dall’Osservatorio Senior: un quarto circa del campione lavora ancora e un quarto fa volontariato. “Questo dimostra che ci può essere un contributo ulteriore da parte delle persone senior al volontariato”. In terzo luogo, Oggioni ha ricordato come l’invecchiamento sia un fenomeno di cui si parla da molto tempo e come le opportunità delle condizioni di buona salute facciano parlare di invecchiamento attivo. “Anche la partecipazione sociale in tarda età è un concetto molto condiviso, è una buona cosa a tutti i livelli”. La ricerca è andata a indagare se ci sia un aumento del lavoro e la partecipazione sociale nell’invecchiamento attivo. “I senior è come se fossero in mezzo a due poli: da una parte un forte desiderio di libertà, autonomia e mobilità molto più del passato, ma dall’altra parte le pressioni sociali e i limiti fisiologici e fisici che si percepiscono sempre di più col passare del tempo. Le pressioni sociali crescono e portano a una overdose di richieste e un sovraccarico richiesto, sono pressioni che possono arrivare dalla famiglia e dalle organizzazioni per cui si opera. Oggi i senior sono in esplorazione alla ricerca di questo punto di equilibrio. Attivi sì, ma a modo nostro”.

Da sinistra: Elisabetta Donati, responsabile della segreteria scientifica della Fondazione Ravasi Garzanti; Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano; Alessandro Seminati, direttore di CSVnet
Invecchiamento e partecipazione sociale: nuovi intrecci
Elisabetta Donati, responsabile della segreteria scientifica della Fondazione Ravasi Garzanti, ha seguito i focus group del campione dell’indagine qualitativa selezionata dai Csv partner del progetto.
“Emerge dalla ricerca una cosa interessante – ha detto –: gli intrecci inediti che le persone provano a combinare tra tante diverse appartenenze, modelli, ruoli, stili, abiti per cui è come se scegliessero tra diversi registri. Avviene in una fase di uscita dal mercato del lavoro, una combinazione tra mondi che un tempo venivano visti contrapposti; invece, oggi sono protagonisti di una contemporaneità proprio nella ricerca di intrecci inediti che purtroppo non sono ancora previsti dai sistemi istituzionali e nemmeno dalle famiglie. La ricerca – continua Ravasi – è interessante, perché mette in primo piano questi intrecci che provano a essere composti in una fase della vita dove hai elementi di rassicurazione e in un contesto che pare obbligato a guardare a queste coorti di età”.
Svelata una nuova cultura su come viene vissuto il volontariato
Il direttore di CSVnet Alessandro Seminati ha illustrato il primo pensiero che è emerso dalla visione dei risultati della ricerca. “Trent’anni fa – ha detto – avremmo avuto degli esiti molto diversi. Uno degli elementi che emerge è che spesso viene citata una corrispondenza quasi automatica nella trasformazione del proprio momento di vita lavorativa ad un momento di volontariato all’interno delle organizzazioni, come se ci fosse un continuum senza una cesura vera e propria. Questa cosa serve molto perché aiuta le persone a dare nuovamente un senso alla propria vita in una logica legata alla propria produttività”.
Seminati ha sottolineato un punto chiave: come il volontariato dia la possibilità di essere nuovamente produttivi, ancora attivi ed estendere la rete di relazioni. “Ci siamo molto spostati – ha affermato – dal racconto della dimensione del benessere individuale, come se si desse per scontato il riverbero sociale dato dall’azione dell’individuo. Trent’anni fa c’era una cultura molto più schiacciata sull’aspetto valoriale del terzo settore, in questa ricerca tale dimensione c’è, ma è sottotraccia, è poco raccontata. C’è un accento maggiore sull’utilità che il volontariato produce sulle persone”.
Oltre la problematicità, guardare alle possibilità date dall’essere attivi
Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano e membro dell’Osservatorio Senior, è partito dai dati demografici per avere più consapevolezza dei cambiamenti in atto. “La società e l’economia hanno sempre funzionato con una base ampia di giovani. Oggi la componente dei giovani si riduce, non è più abbondante, e tutto questo porta a valorizzare maggiormente rispetto al passato la componente più matura. In questo cambiamento epocale siamo nella situazione in cui la popolazione demograficamente e quantitativamente prevalente è quella tra i 50 e i 64 anni e non a caso per ora le cose tengono perché sono ancora nel pieno dell’attività lavorativa. Nei prossimi dieci anni questo cambierà notevolmente quindi dobbiamo prepararci per capire le implicazioni”. Rosina ha sottolineato come il rischio che questo porta sia quello della problematicità, mentre ciò che serve è costruire le possibilità che questo apre. Senza trascurare il valore che può portare la componente quantitativamente e qualitativamente rilevante e quindi costruire una società nuova. “Stiamo guadagnando – ha detto – una componente della popolazione senza precedenti che sta vivendo una fase della vita nuova. Non è un’unica categoria, ma c’è molta ricchezza e eterogeneità. E sta diventando protagonista all’interno dello sviluppo del Paese, ma è orfana di un proprio ruolo e una propria identità”. Rosina ha focalizzato la vera sfida dei prossimi anni: cosa significherà essere attivi pur non essendo forza lavoro, tenendo conto soprattutto di quello che desiderano le persone, non di quello che si vuole che facciano. La generazione precedente aveva introiettato un forte senso etico, del dovere dell’impegno etico e sociale. “Faceva volontariato perché credeva che fosse un dovere – ha detto Rosina –. Le generazioni successive non è detto che interpretino le cose allo stesso modo. La generazione dei baby boomers sta cambiando il modo di intendere cosa significa essere attivi e fare volontariato all’interno di quella fase della vita. E vuole farlo non per sentirsi in dovere, ma per portare nella propria vita qualità e benessere e generando valore sociale”.
Nuovi fenomeni e nuove concezioni che la ricerca ha indagato in modo innovativo. È stata realizzata attraverso una review della letteratura in materia di invecchiamento attivo, partecipazione sociale e solidarietà intergenerazionale, seguita da focus group che hanno coinvolto più di 60 persone tra i 65 e gli 85 anni (età media 72), circa metà uomini e metà donne, residenti in zone del Nord, Centro e Sud Italia, in centri sia grandi sia medi sia piccoli. Il Report della Ricerca “Il contributo sociale dei senior over 65” è liberamente scaricabile andando a questa pagina e compilando il modulo.
Sul portale VDossier lo speciale sulla partecipazione sociale dei nuovi senior. Una ricerca svolta dall’Osservatorio Senior con la partecipazione di CSVnet e Csv Milano racconta come è vista e agita la vita attiva dopo il ritiro dal mondo del lavoro. Il volontariato è un’opzione vitale, da promuovere e coltivare.
