Un’altra difesa è possibile: 50.000 firme per una difesa civile e nonviolenta
Dare un riconoscimento istituzionale alla difesa civile, non armata e nonviolenta. È questo l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Campagna “Un’altra difesa è possibile”, che punta a raccogliere 50.000 firme per portare il testo in Parlamento.

La proposta prevede l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un Dipartimento perla Difesa civile, non armata e nonviolenta, con il compito di sviluppare strumenti concreti di prevenzione dei conflitti, protezione delle comunità, mediazione, servizio civile e costruzione della pace.
Tra gli strumenti previsti ci sono i Corpi Civili di Pace, il Servizio Civile Universale, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e un Fondo nazionale che i cittadini potrebbero sostenere destinando il 6 per mille dell’IRPEF, senza costi aggiuntivi.
Chi promuove la campagna
A sostenere l’iniziativa sono tre importanti reti nazionali della società civile:
- Rete Italiana Pace e Disarmo, che riunisce associazioni e movimenti impegnati da anni sui temi della pace, del disarmo e della nonviolenza;
- CNESC – Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile, che rappresenta numerose realtà del volontariato e del Terzo settore attive nel Servizio Civile Universale;
- Sbilanciamoci!, rete di organizzazioni impegnata sui temi della giustizia sociale, del welfare, dell’ambiente e della riduzione della spesa militare.
La Campagna ha inoltre una storia alle spalle: una prima proposta raccolse già oltre 50.000 firme e fu presentata alla Camera nel 2015. Il nuovo testo è stato depositato in Cassazione il 16 marzo 2026.
Un’altra idea di difesa
Alla base della proposta c’è una domanda semplice: difendere un Paese significa necessariamente affidarsi soltanto alle armi?
Per i promotori, difesa significa anche prevenire i conflitti, tutelare il territorio, ridurre le disuguaglianze, proteggere le persone più fragili e rafforzare la coesione sociale.
La proposta richiama anche i principi della Costituzione: l’articolo 11, che sancisce il ripudio della guerra, e l’articolo 52, che definisce la difesa della Patria un dovere del cittadino. La stessa Corte costituzionale ha riconosciuto che questo dovere può essere adempiuto anche attraverso forme di impegno civile non armato.
In una fase in cui cresce il dibattito sul riarmo europeo e sull’aumento delle spese militari, la Campagna chiede quindi di investire anche in strumenti di pace, prevenzione e difesa civile.
Per portare la proposta in Parlamento servono 50.000 firme entro settembre.
Si può firmare online con SPID o CIE sulla piattaforma del Ministero della Giustizia.
Maggiori informazioni: www.difesacivilenonviolenta.org
Un’altra difesa è possibile. E può cominciare da una firma.
