Donne in rincorsa: anche il volontariato chiede spazio
I dati sul volontariato registrano una forte presenza femminile nel volontariato giovanile. Presenza che cala all’avanzare dell’età ed è ancora bassa nei luoghi decisionali. Il contesto socioculturale tende e metterle ai margini. Invertire la tendenza è possibile, ma bisogna unire la volontà di trasformazione con il rinnovamento delle leadership. Il nostro dialogo con Chiara Tommasini, presidente di CSVnet.
di Giulio Sensi, da VDossier

La condizione strutturale delle donne, costrette a incastrare lavoro, cura e volontariato. Foto di Cinzia Ceccarelli da Tanti per tutti
Le donne, lo vediamo qua, non si arrendono quando lottano contro il tempo. Lo usano quanto possono per donarsi non solo alle proprie famiglie e alle reti amicali, ma anche alla collettività. Ma una delle conseguenze negative – e molto poco conosciute e studiate – è la messa ai margini delle posizioni decisionali: si mettono in gioco quanto possono, ma la presenza maschile prevale sempre nei ruoli direttivi. Gli uomini hanno più tempo per decidere, per guidare e amministrare le organizzazioni di volontariato. La forte presenza degli uomini nei luoghi decisionali non è di per sé una cosa negativa, la disponibilità e generosità è sempre apprezzabile, ma il minore spazio per le donne non dipende dalla loro volontà. Ha motivazioni e radici che crescono e si moltiplicano nella disparità silenziosa e può e deve essere rimossa. I dati statistici, lo ricordiamo sempre, vanno saputi leggere e interpretare. E se ben riconosciuti parlano. Parlano quelli di Istat che raccontano che la presenza delle donne nel volontariato (formale o informale, con considerevoli differenze) è più o meno la stessa rispetto a quella degli uomini nelle fasce di età più giovanili e cala con il crescere dell’età.
“E’ segno – commenta la presidente di CSVnet Chiara Tommasini – anche di una più limitata disponibilità di tempo delle donne in età adulte a causa di un maggior impegno nei carichi di cura e un minor stabilità lavorativa. In generale in Italia i dati di genere fotografano alcuni elementi importanti che inducono a riflessioni”. Secondo dati più recenti di Istat (Il volontariato in Italia 2023) nel 2023 uomini e donne hanno svolto attività di volontariato con frequenze simili: il 6,6% degli uomini e il 5,8% delle donne è coinvolto in attività organizzate; negli aiuti diretti le percentuali si invertono (4,8% i primi, 5,1% le seconde). In termini di composizione percentuale ciò significa che per le attività organizzate si registrano il 51,9% per gli uomini e il 48,1% per le donne; per gli aiuti diretti gli uomini sono il 46,9% e le donne il 53,1%. Rispetto al 2013, il calo è stato più marcato tra gli uomini che tra le donne: nel volontariato organizzato i primi scendono dall’8,9% al 6,6% e le seconde dal 7,0% al 5,8%. Anche nell’aiuto diretto la flessione è maggiore tra gli uomini (dal 5,7% al 4,8%) rispetto alle donne (dal 5,9% al 5,1%).
“Le donne – commenta ancora Tommasini – sono quindi più attive negli aiuti diretti, gli uomini nelle attività organizzate, ma i livelli di partecipazione si sono avvicinati soprattutto per il calo maggiore tra gli uomini. I dati quindi ci dicono una cosa importante: le donne restano a fare volontariato più degli uomini. La costanza è una loro caratteristica, nonostante i limiti che la società impone loro”.
Significativi anche i dati relativi agli incarichi dirigenziali: qua la partecipazione delle donne è più bassa: il 5,1% dei volontari organizzati ricopre ruoli dirigenziali, come responsabili di organizzazioni o membri di organi direttivi. Significative le differenze di genere: tra gli uomini ricopre ruolo di dirigenti il 6,6% contro il 3,5% tra le donne. Su 100 dirigenti volontari, 67 sono uomini, valore in diminuzione rispetto ai 73 del 2013. Lo spazio alle donne aumenta, ma è sempre minoritaria.
“Un dato che fa riflettere: dall’osservatorio dei Centri di servizio per il volontariato vediamo che esistono delle differenze di clima e organizzazione in associazioni guidate da uomini o da donne: non significa che dove decidono le donne si sta necessariamente meglio e si produce più servizio, ma gli effetti della leadership femminile sono in generale molto positivi, si genera motivazione e costanza, si riflette sulle situazioni e sui contesti in modo profondo. La minor presenza delle donne negli incarichi direttivi rappresenta una mancanza da superare tutti insieme e con consapevolezza e volontà condivisa”.
La presenza più bassa delle donne si osserva anche nei Centri di servizio per il volontariato le cui governance vedono il 66% di uomini e il 34% di donne. È una diretta conseguenza della maggiore presenza maschile nei direttivi delle associazioni di volontariato socie dei Csv. “Anche in questo campo – conclude Tommasini – il sistema dei Centri di servizio per il volontariato ha da tempo aperto un lavoro di rigenerazione delle proprie governance in un’ottica di ricambio anche generazionale che insieme coltiviamo e perseguiamo. Le trasformazioni non arrivano da sole, vanno immaginate, programmate e generate in modo partecipato e condiviso”.
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