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Oltre il podio. Quando l’inclusione non si ferma al traguardo

CSV Milano2026-03-02T21:13:52+01:00
Pubblicato il
02/03/2026
Di CSV Milano
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Dalle Paralimpiadi al volontariato,
quando partecipare significa contare davvero

EDITORIALE

di Caterina Giacometti e Riccardo Morelli

C’è un momento, nello sport come nella vita, in cui il cronometro si ferma. Ma l’inclusione no. Le Paralimpiadi accendono i riflettori. Poi le luci si abbassano. E resta una domanda, semplice e potente: che cosa significa davvero inclusione?

Nel celebre dipinto di René Magritte, Il figlio dell’uomo, una mela verde sospesa davanti al volto di un uomo ne impedisce la piena visione. L’identità è lì, presente, ma non completamente accessibile. Lo sguardo si scontra con un limite: ciò che vediamo non esaurisce ciò che una persona è. È un’immagine potente per parlare di inclusione nel volontariato. Troppo spesso, infatti, la mela che copre il volto prende la forma di un’etichetta: disabilità, fragilità, provenienza, condizione economica, età, risultato scolastico, performance lavorativa. L’identità viene ridotta a ciò che è immediatamente visibile o socialmente classificabile. Ma una persona non coincide con una categoria, un’etichetta o una diagnosi né, tanto meno, con le prestazioni che riteniamo siano necessarie a quella categoria. C’è sempre una parte che resta oltre la superficie, una ricchezza che attende di essere riconosciuta. Lo scopriamo nella nuova puntata di “Viaggio nel volontariato metropolitano: sport e inclusione” con Francesco Bizzini.

«L’inclusione è un’esperienza, una pratica non spontanea e che va facilitata, perché la prima cosa che fanno le diversità, quando entrano in relazione al contesto e si trasformano in differenze, è fare paura», ricorda Riccardo Morelli, assistente sociale dell’Azienda Speciale Consortile Comuni Insieme per il Sociale di Bollate (MI), in questa riflessione che interpella direttamente il mondo del volontariato. La paura non nasce dalla diversità in sé, ma dall’incontro non mediato, non accompagnato, non compreso. Senza un lavoro culturale e relazionale, la differenza rischia di diventare distanza.

Come ci racconta Elisabetta Bianchetti nell’articolo “Progettare l’inclusione, costruire cittadinanza”, l’inclusione non è un processo automatico.

In questo senso, il volontariato rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui può essere praticata come esercizio concreto di cittadinanza. Non una cittadinanza formale, definita solo dai diritti sanciti sulla carta, ma una cittadinanza vissuta, che si esprime nella partecipazione, nella corresponsabilità, nella costruzione di legami.

Essere inclusivə non significa semplicemente “fare spazio” a qualcuno, ma ripensare lo spazio in cui già viviamo tuttə perché sia sempre più abitabile da tuttə, a beneficio di tuttə. Significa passare da una logica assistenziale, in cui alcunə sono oggetti, destinatariə di interventi, a una logica generativa, in cui ciascuno può diventare soggetto attivo. È qui che il volontariato compie il suo salto più significativo: quando non si limita a rispondere ai bisogni, ma crea le condizioni perché le persone possano contribuire, decidere, proporre, assumersi responsabilità. Il passaggio da destinatari a soggetti attivi è un passaggio di dignità: è questa la chiave di lettura dell’articolo “Oltre Sanremo: l’inclusività non è uno spettacolo” di Sara Carrabba. È il riconoscimento che ogni persona, anche quando attraversa una condizione di fragilità (ma, d’altra parte, la condizione di fragilità non è forse, seppur in modo sempre unico e originale, il tratto comune a tutti noi esseri umani?), è portatrice di competenze, desideri, capacità relazionali.

L’inclusione sociale non è l’adattamento silenzioso a un contesto immutato, ma un processo reciproco di trasformazione: cambia chi arriva e cambia anche la comunità che accoglie. La reciprocità è il cuore di questo processo. Nel volontariato non c’è solo chi dà e chi riceve: c’è uno scambio continuo, invisibile ma profondissimo. Chi offre tempo, ascolto e competenze riceve a sua volta nuove prospettive, nuove consapevolezze, una ridefinizione delle proprie priorità. La relazione, quando è paritaria, genera crescita per tuttə . Lo raccontano Thomas Pettinato e Riccardo Malaspina nell’articolo “La voglia di partecipare non conosce differenze: imparare l’inclusione facendo”.

Tornando all’immagine di Magritte, potremmo dire che l’inclusione è la scelta di non fermarsi alla mela. È lo sforzo intenzionale di immaginare e poi conoscere il volto che sta dietro, senza pretendere di possederlo o definirlo una volta per tutte. È il rifiuto dell’etichetta come criterio unico di interpretazione dell’altro. In un tempo in cui le differenze vengono spesso enfatizzate come fattori di divisione, il volontariato può essere palestra di convivenza e laboratorio di futuro. Può dimostrare che la cittadinanza non è uno status, ma una pratica quotidiana che va nutrita ogni giorno con la decisione di incontrare l’altro (e in definitiva sé stessi) nella sua umanità; che l’inclusione non è concessione, ma costruzione comune; non è un atto di generosità unilaterale, ma un processo che richiede metodo, intenzionalità e responsabilità condivisa. Dietro ogni mela c’è un volto e una storia che può diventare risorsa per l’intera comunità, se solo scegliamo di guardare oltre ciò che appare.

Dunque, il volontariato è certamente un potente, forse uno dei più potenti, strumenti di inclusione, poiché attinge nella profondità dell’animo di coloro che lo praticano, pesca direttamente dal loro desiderio di donarsi all’altro, di aprirsi all’incontro, con tutti i limiti e le paure che questa apertura porta sempre e comunque con sé, anzi, forse proprio a partire dalla consapevolezza di quei limiti e di quelle paure. Insieme, il volontariato e l’inclusione che prova a generare, sono tra le armi di pace più potenti che abbiamo a disposizione per animare, tenacemente e controcorrente, comunità sempre più giuste, sempre più umane.

Grazie quindi a tuttə voi che scegliete e che continuate a scegliere di essere volontariə.

Per chiudere torniamo alla nostra domanda iniziale e, questa volta, la poniamo a voi: che cosa significa davvero inclusione, per te? Come la perseguite all’interno delle vostre organizzazioni?

Aspettiamo le vostre storie e visioni, i vostri dubbi e le vostre esperienze. Parole brevi o racconti più lunghi. Testimonianze concrete o riflessioni nate guardando una gara, partecipando a un progetto, camminando accanto a qualcuno. Inviatecele all’indirizzo: comunicazione.milano@csvlombardia.it

Le vostre voci potranno diventare parte di un racconto collettivo che va oltre il podio e continua ogni giorno, nelle comunità che costruiamo insieme”. Grazie a tuttə.


APPROFONDIMENTO
Progettare l’inclusione, costruire cittadinanza
Le Paralimpiadi Milano-Cortina mostrano che l’inclusione non accade per caso: funziona se è prevista nelle regole, nei luoghi, nelle procedure. Nel volontariato, però, il rischio è rimanere alla “buona accoglienza” anziché garantire accesso reale, diritti e partecipazione attiva. È tempo di spostare l’asse dalla sensibilità all’obbligo di includere.
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LA RIFLESSIONE
Oltre Sanremo: l’inclusività non è uno spettacolo
Dopo il palco, resta la domanda. Il dibattito acceso dal Festival di Sanremo 2026 riporta al centro un nodo culturale fondamentale: l’inclusività è solo visibilità o riconoscimento reale? L’articolo smonta pietismi e semplificazioni, mostrando che la dignità non si applaude: si pratica, ogni giorno, nelle regole, nelle relazioni e nella partecipazione concreta alla vita di comunità.
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ESPERIENZA
La voglia di partecipare non conosce differenze
Un’esperienza concreta di volontariato inclusivo nata nei mercati del garbagnatese racconta come partecipazione, relazioni e sperimentazione possano generare comunità. Dalle prime incertezze alla costruzione di un gruppo attivo nel recupero alimentare, l’articolo ripercorre un percorso fatto di domande, apprendimento e cambiamento, mostrando come l’inclusione si costruisca nella pratica quotidiana.
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VIAGGIO NEL VOLONTARIATO METROPOLITANO
Sport e inclusione: lo sguardo oltre la vista
Milano diventa palestra di inclusione: con il G.S.D. Non Vedenti Milano ONLUS lo sport non è solo movimento, ma partecipazione, relazione e abbattimento di barriere. Sfide, sorrisi e impegno quotidiano per rendere ogni attività davvero accessibile.
Guarda il video > 


#smilanesando a Bollate: tracce di un volontariato vario e inclusivo
Continua il viaggio tra i comuni dell’area metropolitana per scoprire il volontariato “dietro casa” e le tante opportunità di partecipazione spesso poco conosciute. In questa puntata della rubrica esploriamo Bollate, tra cultura, solidarietà, sport e impegno civico: un racconto che mostra come anche nei territori dell’hinterland esista una rete viva e inclusiva, capace di costruire comunità e relazioni.
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SCATTI DAL MONDO
Inclusione e quotidianità negli scatti premiati del 2025
Una selezione di scatti premiati agli All About Photo Awards 2025 racconta storie di sport, identità, relazioni e quotidianità da prospettive diverse. Foto da tutto il mondo che mettono al centro le persone e le loro esperienze, trasformando la diversità in un linguaggio universale di emozioni e partecipazione.
Visita la gallery >


OLTRE IL PODIO: RACCONTACI L’INCLUSIONE

C’è un momento in cui il cronometro si ferma, ma l’inclusione no.
Dopo le Paralimpiadi resta la domanda:

Che cosa significa davvero inclusione, per te?

Raccontaci storie, esperienze, gesti quotidiani.
Invia il tuo contributo a comunicazione.milano@csvlombardia.it
e fai parte di un racconto collettivo che continua ogni giorno

#TAG: Milano  

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