Evento finale del progetto VOLacross
Durante l’evento di chiusura del progetto VOLacross, che si è tenuto il 20 novembre 2025 a Milano, Paola Bonizzoni, Michela Semprebon, Eugenia Blasetti e Eleonora De Stefanis hanno presentato le principali riflessioni scaturite dall’approfondimento qualitativo condotto su quattro campi di ricerca:
- il volontariato in contesti di frontiera
- il volontariato all’interno del sistema di accoglienza
- il volontariato basato sull’approccio di comunità
- la tutela legale volontaria di Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA).
L’analisi mostra come le diverse crisi – dalla “crisi dei rifugiati” del 2015 alla pandemia, fino al conflitto Russo-Ucraino – abbiano attivato nuovi cicli di mobilitazione civica, stimolando sperimentazioni dal basso, processi di istituzionalizzazione e pratiche innovative. Al contempo, emerge la crescente politicizzazione dell’impegno volontario, che oscilla tra attività di cura, advocacy e forme più o meno esplicite di attivismo.
1. Tra frontiera e transito: il volontariato ai margini dell’accoglienza
Le aree di frontiera e gli spazi di transito – stazioni, piazze, edifici abbandonati – si configurano come luoghi cruciali dell’intervento volontario, spesso attivato per rispondere a bisogni improvvisi e urgenti di persone in condizioni di particolare vulnerabilità, talvolta prive di status giuridico o “sotto traccia”. Qui il volontariato opera ai margini dell’accoglienza formale, garantendo cure, orientamento, accesso ai diritti e facendo pressione sulle autorità locali per la presa in carico di singoli casi. L’azione, in questi contesti, assume inevitabilmente una dimensione politica: volontari e attivisti monitorano le prassi ai confini, denunciano violazioni, collaborano attraverso reti translocali e transfrontaliere e si confrontano con rappresentazioni pubbliche che talvolta li dipingono come “pull factors” o come soggetti che gestiscono bisogni politicamente scomodi.
Accanto a forme spontanee emergono processi di crescente istituzionalizzazione, come nel caso di RESQ – che seleziona e forma volontari che prestano la propria opera presso il centro diurno di Trieste – o dell’Osservatorio Giuridico di Como, un’associazione attiva nell’advocacy e nella tutela legale delle persone migranti. Si moltiplicano anche reti più informali e transnazionali, come la “Rete di Rebbio”, che fa della libertà di movimento e della denuncia delle violenze ai confini il proprio punto focale d’intervento e advocacy.
2. Dentro – e a fianco del – sistema: volontari in accoglienza
Nel sistema di accoglienza coesistono modelli diversi: centri di accoglienza straordinaria (CAS), sistemi diffusi per percorsi di autonomia (SAI) e strutture dedicate ai MSNA. In questi spazi il volontariato è sempre più presente, sia in forma individuale sia organizzata, svolgendo attività che vanno dalle lezioni di italiano all’accompagnamento, fino a momenti di convivialità e socialità. Il contributo dei volontari si traduce in relazioni più umane e paritarie, nel ruolo di ponte che i volontari svolgono tra i centri e il territorio, nell’apporto di competenze, reti e risorse personali. Tuttavia, l’integrazione nei contesti professionalizzati richiede un continuo lavoro sui confini tra ruoli, aspettative e responsabilità: è necessario evitare scavalcamenti, relazioni improprie, e valorizzare la supervisione e la formazione.
Molti volontari attribuiscono un senso politico al proprio impegno, inteso come contrasto agli stereotipi e costruzione quotidiana di narrazioni alternative sul fenomeno migratorio. Si tratta spesso di una “politica silenziosa”, orientata al fare e radicata nei casi concreti più che in mobilitazioni collettive.
3. Approcci di Comunità nel campo delle migrazioni
Gli approcci di comunità spostano l’attenzione dall’intervento sulla personamigrante all’attivazione della comunità accogliente. Programmi come Accoglienza in famiglia, Community Matching e Volontari nelle Comunità (VOC) puntano alla creazione di relazioni di prossimità tra volontari (italiani e non) e persone con background migratorio. Un approccio che coinvolge attivamente anche le reti locali per promuovere sia l’autonomia della persona migrante che la più ampia coesione sociale.
Queste esperienze hanno conosciuto momenti di espansione e trasformazione in seguito a situazioni di crisi: il 2015 ha favorito l’emergere di sperimentazioni dal basso, come l’accoglienza in famiglia, mentre la pandemia ha incentivato forme di impegno meno onerose (tra cui il community matching). La guerra in Ucraina, invece, ha generato una nuova mobilitazione civica, poi ripresa dalle istituzioni (programma VOC). Nel tempo, le pratiche si sono standardizzate lungo tutti gli step del processo – dalla selezione al monitoraggio – tanto da rendere possibile il loro inserimento nelle politiche pubbliche. Questo processo ha comportato però anche alcune sfide, tra cui: il rischio di privatizzazione delle responsabilità sociali; la tensione tra logiche di policy e autonomia del volontariato; le trasformazioni organizzative e professionali delle realtà coinvolte.
Dal punto di vista politico, i volontari definiscono la propria partecipazione come una pratica quotidiana di trasformazione sociale. Se, da un lato, questi programmi si appoggiano sulle comunità locali per favorire l’integrazione della persona migrante, dall’altro “creano” attivamente comunità che possano supportare i partecipanti in caso di bisogno e dare voce alle istanze delle persone migranti in maniera autonoma.
4. Volontariato istituzionale: la tutela legale volontaria di MSNA
La tutela legale volontaria di MSNA rappresenta una forma di volontariato istituzionale che richiama, tuttavia, alcuni elementi degli approcci di comunità. Il tutore è nominato dal Tribunale dei Minorenni e svolge una rappresentanza legale “terza”, accompagnando il minore nei percorsi di integrazione, educazione e accesso ai diritti – in una relazione che assume anche tratti di cura e, talvolta, di “genitorialità sociale”.
Accanto ai numerosi aspetti positivi – prossimità, affettività, riferimenti stabili – emergono criticità legate alle nomine, alle difficoltà di coordinamento con servizi e comunità, alla necessità di ridimensionare le aspettative dei tutori per evitare il reiterarsi di approcci paternalistici. Negli anni la dimensione individuale della tutela ha assunto anche connotati maggiormente collettivi attraverso la nascita di associazioni di tutori che svolgono funzioni di supporto, coordinamento e advocacy, con l’obiettivo di rafforzare la dimensione politica di questa forma di impegno.
Riflessioni conclusive
I casi approfonditi restituiscono la pluralità che le forme di volontariato possono assumere nel campo delle migrazioni. Se, da un lato, le crisi generano mobilitazioni cicliche ma anche sperimentazioni che, in alcuni casi, si consolidano fino a diventare innovazioni strutturate inserite nelle politiche pubbliche, dall’altro sono anche in grado di rivelare l’ambivalenza dei cicli di solidarietà. In alcune forme di volontariato è possibile osservare trasformazioni e interazioni tra
diversi progetti come, per esempio, nel caso dell’accoglienza in famiglia e del Community Matching. I semi lasciati da ciascuna esperienza di volontariato contribuiscono, infatti, alla continua evoluzione e trasformazione di queste pratiche.
Il valore aggiunto del volontariato risiede nella qualità umana delle relazioni, nella sua funzione di terzietà e gratuità, nella capacità di costruire ponti tra persone migranti e comunità locali. Affinché il volontariato non diventi una risorsa sostitutiva, sono necessari continui investimenti nella formazione, nella definizione dei ruoli e delle aspettative.
Rimane, infine, la questione del rapporto tra dimensione individuale e collettiva dell’impegno volontario, che apre la riflessione sul ruolo del volontari(at)o come attore politico: a fronte del diffondersi di forme di volontariato sempre più individualizzato, la dimensione collettiva è forse necessaria – oltre che per riflettere sul proprio ruolo – per promuovere forme di advocacy capaci di influenzare narrazioni, pratiche e politiche dell’accoglienza.
I MATERIALI DELL’EVENTO
Negoziando confini. Volontari e professionisti nell’accoglienza dei rifugiati in Italia
Bonizzoni, P., Lampredi, G. Negotiating Boundaries: Volunteers and Professionals in the Italian Refugee Reception System. Voluntas 36, 839–850 (2025). https://doi.org/10.1007/s11266-025-00759-7.
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Rifugiati o Senza Dimora? Migrazioni e società civile in una città di frontiera
Paola Bonizzoni & Iraklis Dimitriadis (2024) Homeless or refugee? Civil Society Actors and the (un)making of internal borders in an Italian frontier town, Ethnic and Racial Studies, 47:12, 2563-2586, DOI: 10.1080/01419870.2024.2345462
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Slide: Volontariato e migrazioni tra innovazione, istituzionalizzazione ed attivismo
Slide Codici: Trasformazioni, criticità e dilemmi del volontariato oggi: quali visioni future?

