Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
  •  Lombardia
  • Bergamo
  • Brescia
  • Como
  • Cremona
  • Lecco
  • Lodi
  • Mantova
  • Milano
  • Monza e Brianza
  • Pavia
  • Sondrio
  • Varese
CSV LombardiaCSV Lombardia
  • Chi siamo
    • Mission
    • Documenti istituzionali
    • Organi sociali
    • Staff
    • Rendicontazione
    • Contatti
    • Il nostro network
  • Per le organizzazioni
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Bandi
    • Documentazione
    • Corsi
  • Per i cittadini
    • Fare volontariato
    • Volontariato nelle scuole, università e altri enti
    • Volontariato per le aziende
    • Giustizia di comunità
    • Servizio civile universale e Corpo europeo di solidarietà
    • Università del Volontariato
    • Notizie
    • Valorizzazione delle competenze
  • Per il territorio
    • Cosa facciamo
  • Per approfondire
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Eventi
    • Dati e ricerche
    • Pubblicazioni
    • Vdossier
  • Chi siamo
    • Mission
    • Documenti istituzionali
    • Organi sociali
    • Staff
    • Rendicontazione
    • Contatti
    • Il nostro network
  • Per le organizzazioni
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Bandi
    • Documentazione
    • Corsi
  • Per i cittadini
    • Fare volontariato
    • Volontariato nelle scuole, università e altri enti
    • Volontariato per le aziende
    • Giustizia di comunità
    • Servizio civile universale e Corpo europeo di solidarietà
    • Università del Volontariato
    • Notizie
    • Valorizzazione delle competenze
  • Per il territorio
    • Cosa facciamo
  • Per approfondire
    • Cosa facciamo
    • Notizie
    • Eventi
    • Dati e ricerche
    • Pubblicazioni
    • Vdossier
  •  Lombardia
  • Bergamo
  • Brescia
  • Como
  • Cremona
  • Lecco
  • Lodi
  • Mantova
  • Milano
  • Monza e Brianza
  • Pavia
  • Sondrio
  • Varese

Progettare l’inclusione, costruire cittadinanza

CSV Milano2026-02-20T15:40:29+01:00
Pubblicato il
20/02/2026
Di CSV Milano
Facebook cinguettio E-mail WhatsApp
Print Friendly, PDF & Email

Dalle Paralimpiadi al volontariato, l’inclusione è una questione di regole e responsabilità. Non si tratta di accogliere, ma di garantire diritti e partecipazione reale.

Di Elisabetta Bianchetti

Le Paralimpiadi hanno una forza silenziosa. Non raccontano solo la fatica, la disciplina, la vittoria. Raccontano un’altra cosa: che l’inclusione funziona quando è progettata. Quando è scritta nelle regole, incorporata nelle strutture, prevista nei regolamenti. Non è un gesto di generosità dell’ultimo minuto. È architettura.

I Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 stanno facendo esattamente questo: accendere i riflettori su un’idea di sport che non concede spazi, ma li costruisce. Classificazioni, adattamenti tecnici, impianti accessibili, procedure codificate. Nulla è lasciato all’improvvisazione. E allora la narrazione cambia: non sono le persone con disabilità a essere “straordinarie nonostante tutto”. Sono i contesti che smettono di escludere.

Lo sport diventa così una lente. Attraverso di essa possiamo osservare la società e misurare quanto siamo capaci di includere davvero. Perché, come ricorda da anni il movimento per i diritti delle persone con disabilità, l’inclusione non accade per caso. Accade quando è prevista. Quando è un diritto, non una concessione.

Eppure, se nello sport inclusivo si parla di accesso, regole, adattamenti strutturali, nel mondo del volontariato il lessico più diffuso è ancora quello dell’“accoglienza”. Una parola calda, rassicurante, generosa. Ma anche ambigua.

Accogliere significa aprire la porta. Garantire accesso significa togliere gli ostacoli. Lo scarto non è semantico. È culturale.

Giovanni Merlo, direttore di LEDHA (associazione che rappresenta oltre 180 organizzazioni di persone con disabilità e loro familiari in tutta la Lombardia), lo segnala da tempo nei suoi interventi pubblici: finché l’inclusione resta affidata alla buona volontà, il cambiamento non diventa sistema. Finché è una concessione e non un diritto esigibile, resta fragile.

Il riferimento è chiaro: la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ha ribaltato il paradigma. La disabilità non è una condizione individuale da superare con coraggio. È l’esito dell’interazione tra una persona e un ambiente che può facilitare o ostacolare. Non si tratta di “fare spazio”. Si tratta di rimuovere barriere.

Nel volontariato questo significa porsi domande scomode. Le sedi sono accessibili? I linguaggi sono comprensibili? I tempi di partecipazione sono compatibili con diverse condizioni di vita? I ruoli sono davvero aperti? E soprattutto: chi prende le decisioni?

Merlo insiste su un punto che sposta l’asse della discussione: le buone pratiche sono preziose, ma non bastano. Se restano episodi virtuosi, non cambiano la struttura: «Le buone pratiche servono, ma non sostituiscono i diritti. Senza regole chiare e responsabilità definite, l’inclusione resta affidata alla sensibilità dei singoli».

È il passaggio da una cultura “a progetto” a una cultura dei diritti. I progetti iniziano e finiscono. I diritti obbligano. Costringono a rivedere procedure, regolamenti, governance.

In Lombardia le persone con disabilità sono oltre quattrocentomila. Non una minoranza residuale, ma una parte consistente della comunità. E la qualità della loro partecipazione misura la qualità delle nostre organizzazioni.

Merlo richiama un principio semplice e radicale: «L’inclusione deve partire dalla persona, non dai servizi a cui può accedere». Prima i desideri, le aspirazioni, il progetto di vita. Poi le risorse.

Traslato nel volontariato, significa chiedersi non come “coinvolgere” le persone con disabilità, ma come ridisegnare ruoli e poteri perché possano essere protagoniste. Non volontariato per, ma volontariato con.

Il nodo, osserva Merlo, non è la mancanza di sensibilità. È la difficoltà a ripensare le strutture. Finché le persone con disabilità restano destinatarie e non soggetti attivi nei luoghi decisionali, l’inclusione si ferma a metà strada. Ma l’appello non resta sul piano dei principi. È concreto, quotidiano.

«L’inclusione non è un convegno sul tema. È una verifica quotidiana delle nostre scelte organizzative» chiosa il direttore di LEDHA. Questo significa chiedersi, ogni volta che si organizza un evento, se quello spazio è davvero accessibile a tutti. Se esistono barriere architettoniche. Se è previsto un servizio di interpretariato quando necessario. Se i materiali sono leggibili anche da chi ha difficoltà visive o cognitive. Se è possibile partecipare a distanza. Se l’orario consente una presenza reale. Significa guardare agli strumenti di comunicazione: siti web navigabili, testi chiari, modulistica comprensibile, linguaggi non paternalistici. Accessibilità digitale e culturale. Perché una comunicazione opaca è già una barriera. Significa interrogarsi sui percorsi di selezione dei volontari, sui ruoli disponibili, sulla formazione. Le persone con disabilità sono presenti nei consigli direttivi? Nei tavoli di progettazione? Nei momenti decisionali? O restano ai margini, come beneficiarie?

«Non basta aprire le porte – continua Merlo -. Bisogna verificare se le persone possono attraversarle, restare, incidere». È qui che si misura la maturità del Terzo settore. Non nella dichiarazione di intenti, ma nella capacità di incorporare l’accessibilità nelle procedure ordinarie. Rendere strutturale ciò che oggi è straordinario. Trasformare l’attenzione in metodo.

«In questa prospettiva – afferma il direttore di LEDHA – il volontariato diventa uno spazio politico nel senso più alto del termine. Non il luogo della supplenza o della buona azione, ma un campo in cui si esercita cittadinanza. Qui l’inclusione smette di essere un gesto solidale e diventa responsabilità collettiva. Supera l’assistenzialismo e diventa democrazia praticata. La domanda non è più se siamo disponibili ad aiutare, ma se siamo disposti a cambiare».

Lo sport ci ha mostrato che l’inclusione funziona quando è progettata. Il volontariato è chiamato a fare lo stesso salto: passare dall’accoglienza all’accesso, dalle buone pratiche ai diritti, dalla rappresentazione alla presenza reale.

Non si tratta di aggiungere un’attenzione in più. Si tratta di ampliare l’idea stessa di comunità. E forse, alla fine, è questa la lezione che arriva dal campo di gara: non è l’eccezionalità che cambia le cose. È la regola.

#TAG: Milano  volontariato  

NOTIZIE CORRELATE

#SMILANESANDO a Bollate: tracce di un volontariato vario e inclusivo

Un viaggio tra i comuni dell’area metropolitana per scoprire il volontariato “dietro casa” e le tante opportunità di partecipazione...

20 Febbraio 2026 Di CSV MilanoMilano, smilanesando, volontariato
La voglia di partecipare non conosce differenze: imparare l’inclusione facendo

Un’esperienza concreta di volontariato inclusivo nata nei mercati del garbagnatese racconta come partecipazione, relazioni e sperimentazione possano generare comunità....

20 Febbraio 2026 Di CSV Milanoalimentare, Disabilità, Milano, volontariato
Fondazione Cariplo: bando Nature Calling

Abstract “Nature calling” è un bando con scadenza emesso dall’Area Ambiente di Fondazione Cariplo nell’ambito della Linea di mandato...

19 Febbraio 2026 Di CSV MilanoMilano
  • NEWSLETTER
  • MYCSV
  • CORSI
  • BANDI
  • EVENTI
  • C’È BISOGNO DI TE
  • APPROFONDIMENTI
external

       


Fare un reclamo a CSV Milano

Associazione Ciessevi Milano - ETS
Piazza Castello 3 - 20121 Milano
C.F. 97204450155 - P. IVA 12519550151
Iscrizione al RUNTS n. 32061
tel. 02 45475850
info.milano@csvlombardia.it
Fare un reclamo a CSV Milano

     

Copyright 2019
All Rights Reserved
-
Privacy policy
Cookie policy
Credits
Questo sito utilizza cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.