Il volontariato che rimane, con Progetto Arca
C’è chi parte, e chi rimane, comunque sia il volontariato milanese si organizza per esserci, anche quando la metropoli si svuota. Ne abbiamo parlato con Progetto Arca, storica realtà meneghina capace di garantire servizi sempre attivi, pensati per non lasciare indietro nessuno.
Di Francesco Bizzini
“Voi in vacanza, ma la povertà non ci va”, questa è la scritta, vergata con un pennarello spuntato, che accoglie chi passa davanti alla porta di un noto guardaroba parrocchiale del centro di Milano. Nella sua schietta semplicità, questo indelebile rimprovero tocca le coscienze anche di chi, dopo un anno di intenso impegno per gli altri, ha diritto al meritato riposo, quantomeno prima di ributtarsi nei turni settembrini, nelle aperture, nel dare risposte concrete ove la pubblica amministrazione e lo Stato – troppo spesso – non arrivano.

Quando si è volontarie e volontari non c’è vergogna nell’andare in ferie, anche perché la realtà meneghina è più complessa di quello che ci voleva raccontare quella scritta sul portone. Perché la metropoli non
si spopola più come nello scorso secolo e quindi anche il volontariato ha imparato a “dosare” la propria presenza, garantendo un servizio prezioso, seppur a ranghi ridotti, capace di non lasciare indietro nessuno.
“Nei mesi estivi rimane attivo circa un terzo della nostra community di volontarie e volontari – afferma Federica Pirovano, direttrice emergenze e attività operative di Fondazione Progetto Arca – quindi parliamo di circa 250/300 persone. E al netto del fatto che i volontari, in quanto volontari, non sono ovviamente soggetti a precettazione, questa nemmeno serve: sono proprio loro che spesso si organizzano in maniera autonoma, collaborando a far sì che i nostri servizi siano sempre garantiti. Le settimane centrali di agosto, ovviamente, rappresentano il momento più complesso per la grave emarginazione, ed è quindi il momento dell’anno in cui diamo priorità massima alle attività su strada”.
Ma qual è la volontaria o il volontario “tipo” che continua l’opera durante i mesi estivi? Vi è mai capitato, come succede sotto Natale, che invece vi arrivino richieste “extra” per dare una mano? Cioè, può l’estate diventare un modo per avvicinarsi al volontariato?
“I volontari di Progetto Arca in generale, ma anche nel periodo estivo, sono donne e uomini adulti, perlopiù pensionati con figli grandi e nipoti cresciuti. Ma ci sono anche lavoratrici e lavoratori, giovani, che riescono a ritagliarsi il tempo per attivarsi la sera, o nei weekend o addirittura in pausa pranzo. E se è vero che durante il periodo natalizio abbiamo un incremento di richieste per diventare volontarie e volontari, ciò non si verifica nel periodo estivo, dove cerchiamo di garantire i nostri servizi con chi già c’è e rimane in città”.
Temperature fuori dal normale, fenomeni climatici estremi, Progetto Arca c’è sempre. Ma quali strategie di sicurezza state mettendo in campo per chi è impegnato su strada? Riuscite a essere operativi anche durante il giorno o concentrate tutte le operazioni in orari serali/notturni?
“Ovviamente abbiamo un occhio di estremo riguardo non solo verso i nostri assistiti, ma in primis nei confronti delle nostre volontarie e volontari. Tendenzialmente evitiamo che rimangano a lungo esposti al sole su strada, piuttosto fornendo loro mezzi climatizzati, se necessario aumentandone anche il numero, e anche i luoghi al chiuso sono ovviamente provvisti di aria condizionata. Cambia anche il loro kit operativo, abbiamo la maglietta con logo invece della pettorina, cappellini e ovviamente forniamo molte bottigliette d’acqua per un’idratazione regolare e sempre garantita. Queste accortezze, assolutamente dovute, si ripercuotono oltretutto positivamente sull’azione sul campo. Mantenere in salute la rete di volontarie e volontari, oltre a essere una priorità e un dovere, la rende più capillare e funzionale per raggiungere ancora di più e ancora meglio i nostri utenti”.

Lasciando da parte l’estate, qualora lo abbiate notato, avete registrato in questi anni delle “differenze” rispetto a chi chiede di fare volontariato in Progetto Arca? Non so, per esempio, incrociate quelli che ormai si definiscono “giovani precari”? Avete ragionato, internamente, di come adattarvi ai ritmi sempre più “dilatati” della vita di chi non ha orari?
“Sì, negli ultimi anni abbiamo visto cambiare il profilo di chi si avvicina al volontariato, per questo uno degli obiettivi sui quali stiamo lavorando è ovviamente quello di raggiungere sempre più giovani e coinvolgerli nelle nostre attività. Parliamo di organizzare esperienze più flessibili, compatibili con il ritmo della vita non solo di chi si sta avvicinando, ma anche di chi fa già parte del team di volontarie e volontari. E questo significa ampliare/diversificare le attività in diverse ore della giornata, ma anche della sera e perché no anche durante il weekend. E si badi bene: quello che cerchiamo di modificare, lo modifichiamo non solo per aumentare numericamente chi ci dà una mano, ma soprattutto perché i giovani portano nuovo pensiero e innovazione. Portano preziosissima novità, insomma”.

