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La scuola come bene comune: Milano e la sfida della comunità educante

CSV Milano2025-10-20T12:14:46+02:00
Pubblicato il
10/10/2025
Di CSV Milano
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Nella città metropolitana di Milano la scuola si apre alla città e diventa un punto di riferimento collettivo. Un luogo in cui famiglie, associazioni, enti locali e cittadini collaborano per sostenere la crescita dei ragazzi. Le associazioni di genitori e di quartiere non si limitano a supportare la scuola, ma diventano attori educativi, creando ponti tra scuola e territorio e promuovendo cittadinanza, inclusione e solidarietà.

di Elisabetta Bianchetti

Cos’è una comunità educante?
La comunità educante è la rete di famiglie, associazioni, enti locali, Terzo settore e istituzioni scolastiche che condividono una responsabilità: accompagnare bambini e ragazzi nella crescita. Non è una formula retorica, ma una pratica concreta che nella città metropolitana di Milano prende forma in mille modi diversi. C’è chi organizza doposcuola nei quartieri popolari per sostenere chi non ha risorse per le ripetizioni private, chi riapre una biblioteca scolastica abbandonata restituendola agli studenti e al quartiere, chi sostiene le famiglie fragili con raccolte alimentari, sportelli di ascolto, attività di mutuo aiuto. Ogni volta che un gruppo di genitori, un’associazione o un comitato di quartiere decide di occuparsi di spazi, tempi e relazioni intorno alla scuola, la comunità educante prende corpo.

In questo senso, la comunità educante non è un concetto astratto: è un patto di corresponsabilità diffuso, un modo per dire che crescere i ragazzi è compito di tutti. Nel territorio milanese, complesso e multiculturale, questo modello assume un valore particolare: è strumento per costruire legami, prevenire marginalità, generare fiducia sociale.

Il ruolo delle associazioni di genitori
Per troppo tempo i genitori sono stati relegati al ruolo di “fornitori di servizi”: feste di fine anno, banchetti, raccolte fondi. Un supporto importante, ma riduttivo. Ma le associazioni di genitori stanno dimostrando di essere molto di più: attori educativi veri e propri, capaci di influenzare positivamente il percorso scolastico e la vita comunitaria. Sono loro a promuovere attività interculturali, laboratori di lettura, iniziative per l’educazione digitale e ambientale. Sono loro a costruire il ponte tra scuola e famiglie, soprattutto quando queste faticano a dialogare con le istituzioni. Alcune associazioni hanno attivato progetti di mediazione linguistica e culturale, fondamentali in un territorio dove più del 20% degli studenti proviene da famiglie straniere.

Le associazioni diventano così strumenti di inclusione e cittadinanza attiva, capaci di restituire alla scuola la sua dimensione comunitaria. Non si limitano a tamponare i bisogni, ma generano spazi di protagonismo per studenti e famiglie, contribuendo a ridurre le distanze sociali e culturali.

Il ruolo delle associazioni di quartiere
Accanto alle associazioni di genitori, nel tessuto milanese operano decine di associazioni di quartiere o cittadine che svolgono un compito altrettanto cruciale. Sono presidio civico ed educativo: dalla manutenzione di spazi comuni come cortili e giardini, all’organizzazione di attività sportive e culturali accessibili a tutti.

La loro forza è la prossimità. Conoscono i bisogni reali delle famiglie, intercettano le fragilità, creano occasioni di incontro dove altrimenti ci sarebbero soltanto muri. In quartieri come Gratosoglio o Baggio hanno contribuito a riaprire spazi scolastici inutilizzati, trasformandoli in palestre sociali, doposcuola autogestiti, luoghi di aggregazione culturale.

In questo senso, le associazioni sono veri e propri ponti tra scuola e territorio. Senza di loro, l’istituzione scolastica rischierebbe di rimanere un’isola separata dal resto della città. Con loro, invece, diventa parte di una trama più ampia che lega studenti, famiglie, vicinato e reti solidali.

Scuola e comunità come ecosistema
Il filo rosso che lega queste esperienze è la consapevolezza che la scuola non può bastare a sé stessa. Funziona meglio quando è immersa in un tessuto comunitario vivo, quando diventa parte di un ecosistema in cui ogni attore – istituzioni, famiglie, terzo settore, cittadini – contribuisce al bene comune.

Un contesto educativo non somma semplicemente iniziative, ma le intreccia. Così il doposcuola dei genitori si collega alle attività teatrali di un’associazione, la biblioteca riaperta diventa risorsa anche per la didattica, il campetto rigenerato dal quartiere si trasforma in palestra condivisa. È un continuum educativo che va oltre l’orario scolastico e insegna ai ragazzi che si impara ovunque: in aula, in biblioteca, in cortile, nella relazione con gli altri.

La scuola, allora, assomiglia a una piazza: uno spazio condiviso che vive solo se tutti se ne prendono cura. Un laboratorio di cittadinanza attiva, dove i bambini non imparano soltanto dai docenti, ma da un’intera rete di adulti che si assumono la responsabilità di esserci.

Sfide e prospettive
Naturalmente non è tutto semplice e le difficoltà non mancano: frammentazione sociale, genitori discontinui, tempo che scarseggia, diffidenza da parte di alcune istituzioni scolastiche. Il rischio è che la comunità educante resti confinata a esperienze isolate, senza riuscire a diventare pratica diffusa.

Eppure ci sono segnali incoraggianti. Sempre più scuole e associazioni aderiscono a patti educativi territoriali, strumenti che formalizzano la collaborazione tra istituti, enti locali, famiglie e terzo settore. Impresa sociale “Con i Bambini” (in fondo per il contrasto della povertà educativa minorile) sostiene da anni progetti e iniziative che creano reti stabili tra famiglie e associazioni, rafforzando il ruolo dei genitori nel disegnare politiche educative dal basso e promuovendo la comunità educante come pratica concreta. Accanto a queste esperienze, progetti nazionali e regionali continuano a incentivare la collaborazione tra scuola e territorio, consolidando percorsi condivisi e duraturi a vantaggio di bambini e ragazzi.

Città metropolitana di Milano, un territorio che cresce con i suoi ragazzi
Nella città metropolitana di Milano, l’inizio di ogni giornata scolastica segna molto più dell’avvio delle lezioni: rappresenta l’impegno condiviso di famiglie, insegnanti, volontari e associazioni nel prendersi cura della crescita dei più giovani. È così che la città si costruisce, ogni giorno, come comunità educante. Se è vero che per educare un bambino serve un villaggio, allora a Milano serve un’intera metropoli: capace di riconoscere la scuola come bene comune e di farsi comunità educante, giorno dopo giorno, quartiere dopo quartiere. In questa direzione si muove anche l’esperienza di Scuole Partecipate in rete che mette in relazione associazioni, famiglie e istituti per trasformare le scuole in luoghi aperti, inclusivi e partecipati.

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